• Rickettsia
(dal nome di H. T Ricketts, che scoprì l’eziologia rickettsiale della febbre purpurica e del tifo esantematico)

 
TASSONOMIA — Genere appartenente alla famiglia delle Ricketsiaceae, nel gruppo delle rickettsie.

CARATTERISTICHE. Elementi di forma coccobacillare o bacillare, sprovvisti di flagelli e capsula.
Struttura antigenica. Le specie di Rickettsia possiedono antigeni gruppo-specifici e specie-specifici Entrambi questi tipi di antigeni stimolano la produzione di anticorpi. Gli antigeni gruppo-specifici sono solubili, mentre quelli specie-specifici sono insolubili e probabilmente sono costituiti dai lipopolisaccaridi della membrana esterna. Gli anticorpi contro le diverse specie di Rickettsia  si evidenziano in laboratorio mediante la reazione di ‘Weil-Felix (v. Proteus mirabilis).

COLTIVAZIONE  Le specie di Rickettsia si coltivano su substrati cellulari in vitro (cellule di embrione di pollo, linfoblasti di topo, cellule renali di scimmia) o nelle cellule della memhrana che delimita il sacco del tuorlo dell’uovo embrionato di gallina o in animali da laboratorio. Si riproducono nel citoplasma e, talvolta, nel nucleo delle cellule ospiti. I requisiti metabolici delle ricketsie non sono ancora del tutto conosciuti.
HABITAT E DIFFUSIONE   I membri del genere Rickettsia sono caratterizzati da un ciclo ecologico che coinvolge un vertebrato e un artropode. Generalmente il serbatoio delle rickettsie è costituito da piccoli roditori o da altri vertebrati, mentre l’uomo rappresenta un ospite accidentale Gli artropodi giocano un ruolo essenziale nel ciclo vitale di tutte le specie, spesso come serbatoio principale, e fungono da intermediari nella loro trasmissione da un vertebrato all’altro.

PRINCIPALI PATOLOGIE   Le specie dei genere Rickettsia sostengono infezioni varie con di versa (anche se spesso simile) sintomatologia, ma quasi tutte sono caratterizzate da un localizzazione e decorso variabili (v. Rickertsie).
Sebbene ogni affezione prodotta dalle diverse rickettsie abbia un suo peculiare quadro clinico sembra esserci un unico meccanismo di base nella patogenicità di tutte le specie. Anche se non è stata isolata una vera e propria tossina dalle cellule delle rickettsie, i meccanismi di patogenicità di molte di esse sembrano far pensare alla presenza di sostanze simili alle endotossine; l’inoculazione intravenosa di cellule rickettsiali vive negli animali di laboratorio è seguita da danneggiamento degli endoteli con aumentata permeabilità capillare, efflusso di plasma nei tessuti, emoconcentrazione, collasso circolatorio, morte nel giro di 1-8 giorni. Anche nell’uomo le affezioni da rickettsie sono caratterizzate dallo stesso tipo di danno vascolare; le lesioni si verificano nei piccoli vasi sanguigni con emorragie in varie sedi: cute (con le classiche petecchie tipiche delle affezioni da rickettsie), cervello, polmoni e altre.
SENSIBILITA’ AGLI ANTIBIOTICI - Le specie del genere Rickettsia sono resistenti ai sulfamidici e scarsamente sensibili in vivo a streptomicina, eritromicina e penicillina. Il cloramfenicolo e le tetracicline rappresentano la terapia d’elezione delle rickettsiosi.
SPECIE DI ISOLAMENTO UMANO:
R. africae (dal nome dell’Africa, continente dove questa specie è stata ritrovata). l’agente eziologico della febbre africana da morso di zecche, che è stata riscontrata in forma epidemica nell’esercito della Rodesia durante la guerra d’indipendenza dello Zimbabwe e nelle truppe statunitensi aerotrasportate dislocate nel l3otswana; qualche caso è stato registrato anche in Etiopia.
Il serbatoio primario di Rickettsia africae non è ancora ben determinato, ma questa specie è stata ritrovata nei conigli, nelle capre e in altri ungulati sia domestici che selvatici; in questi animali l’infezione è inapparente.
Le rickcttsie vengono trasmesse da un animale all’altro tramite zecche del genere Amblyomrna A. hebraeurn, la più diffusa, ma anche A. variegalum); Rickertsia africae può essere trasmessa da urta generazione di zecche all’altra per via Iransovarica. L’uomo rappresenta un ospite accidentale che viene infettato attraverso i morsi delle zecche.
La febbre africana da morso di zecche esordiscc con un’escara nel punto del morso della zecca; successivamente si riscontrano linfadenopatia regionale, febbre non elevata e forte cefalea. Caratteristica di questa malattia è l’assenza di esantema.
R. akamushi: v. Orientia tsutsugamushi.
R.. akari
(dal gr. acari]: acaro). Precedente denominazione: Dermacentroxenus murinus. E l’agente eziologico del riekcttsialpox, detto anche rickeusiosi varicelliforme o Febbre maculosa di Kew (;ardet.
il serbatoio primario della Rickettsia akari è il topo domestico (Mus musculus). Questo, una volta infettato, presenta una rickertsiemia senza segni evidenti di malattia. la riclcettsia viene trasmessa da un animale all’altro tramite zecche della specie Lzonyssoidcs (Allodermanyssus) sanguineus, che si infettano per mezzo del sangue di cui si nutrono; Rickettsia akari può essere trasmessa cia una generazione di zecche all’altra per via transovarica. L’uomo rappresenta un ospite accidentale che viene facilmente infettato attraverso i morsi delle zecche, specialmente se queste hanno perso il loro ospite abituale in seguito a derattizzazione.
Quindi, schematizzando, la catena di trasmissione è la seguente:

Zecca ®Topo domestico ®Zecca ®Topo domestico
                                       Uomo
¿

Il rickettsialpox si è verificato, sotto forma di limitate epidemie, negli agglomerati urbani degli U.S.A. e della Russia, nell’Africa equatoriale francese, in Sud-Africa e in Costa Rica.
Il periodo d’incubazione è incerto, ma si crede che possa essere di 7-14 giorni o anche più. Il primo segno, in oltre il 90% dei pazienti, è rappresentato da una lesione che si verifica in corrispondenza del morso della zecca e che, inizialmente vescicolare, evolve in escara. L’esordio della malattia è brusco con brividi, febbre, sudorazione, cefalea, mialgie e mal di schiena. Dal 1° al 40° giorno di malattia compare l’esantema che inizia in varie parti del corpo e che risparmia le piante dei piedi e le palme delle mani. L’esantema, inizialmente maculo-papuloso, evolve in vescicolare; le vescicole vengono riassorbite con formazione di croste.
La reazione di Weil-Felix, nei pazienti affetti da rickettsialpox, è negativa per i tre ceppi OX-19, OX-2 e OX-K di Proteus vulgaris.
R. australis
(dal lat. australis: australe). Presenta notevoli somiglianze con Rickettsia canori. E l’agente eziologico della febbre da zecche del Queensland.

Il serbatoio primario della Rickettsia australis è sconosciuto in quanto essa non è stata finora trovata in alcun vertebrato. Fino a poco tempo fa questa specie era stata isolata soltanto da soggetti umani; solo di recente sono stati riferiti isolamenti da zecche del genere Ixodes (Ixodes holocyclus, una zecca dei boschi, e lxodes tasmani), che quindi sono state incriminate come vettori. A sostegno di questa ipotesi sta il reperimento frequente della prima specie come parassita umano. La febbre da zecche dei Queensland si credeva ristretta solo al Queensland e al New South Wales, due stati dell’Australia: recentemente sono state descritte infezioni da rickettsie del gruppo della febbre maculosa anche nelle regioni di Victoria, Isole Flinders e Thasmania: queste nuove infezioni, però, sono dovute ad un’altra specie, Rickettsia honei. Il periodo d’incubazione è di 2-10 giorni. l’affezione inizia gradualmente con malessere generale, cefalea e febbre moderata. Successivamente, dal 1° al 6° giorno di malattia, compare l’esantema con caratteristiche variabili da soggetto a soggetto: maculo-papuloso, papuloso o purpurico. in corrispondenza del morso della zecca si firma un’escara simile a quella prodotta da Orientia tsutsugamushi, con rigonfiamento e dolenzia dei linfonodi regionali.
Si ritiene che la febbre da zecche del Queensland si verifichi con una frequenza maggiore rispetto ai casi denunciati, in quanto spesso i pazienti non farebbero ricorso a cure mediche poiché l’affezione è mite e risolve spontaneamente.
La reazione di Weil-Felix, nei pazienti affetti da febbre da zecche dei Queensland, è positiva per i ceppi CX- 19 e OX-2 di Proteus vulgaris.
R. burnetii:
v. Joxiel,a burnetii.
R. canadensis
(dal nome del Canada, lo stato dove questa specie è stata trovata per la prima volta). Precedentemente designata con la denominazione non corretta di Rickettsia canada. Mostra notevoli somiglianze antigeniche con Rickettsia prowazekii e Rickettsia typhi. E stata isolata da una zecca del coniglio, l’Haemaphysalis leporispalustris. In base a reazioni sierologiche, questa specie è sospettata di causare occasionalmente affezioni indistinguibili dalla febbre purpurica delle Montagne Rocciose (v. Rickettsia rickettsii.
R. canis: v. Ehrlichia canis.
R. canori
(dal nome di A. Conor che, in collaborazione con A. Bruch, descrisse per primo la febbre bottonosa). Precedentemente denominata Rickettsia rickettsii var. canori; presenta infatti notevoli somiglianze con Rickettsia rickettsii ma anche con Rickettsia sibirica. Rickettsia canori è l’agente eziologico della febbre bottonosa, conosciuta pure col nome di febbre esantematica mediterranea, febbre di Marsiglia e, in Italia, febbre eruttiva del Carducci.
Il serbatoio primario di Rickettsia canori è costittiito da piccoli roditori, soprattutto topi; più importante per l’epidemiologia umana è il serbatoio rappresentato dai cani. Questi animali, una volta infettati, presentano una rickettsiemia di varia durata e concentrazione, senza segni evidenti di malattia. Le rickettsie vengono trasmesse da un animale all’altro tramite zecche di varie specie dei generi Rhipicephalus (particolarmente Rhipicepha1us sanguineus, la zecca del cane), Dermacentor, Ixodes e altri, che si infettano per mezzo dei sangue di cui si nutrono; Rickettsia canori può essere trasmessa da una generazione di zecche all’altra per via transovarica. L’uomo rappresenta un ospite accidentale che viene infettato attraverso i morsi delle zecche ma anche, per via cutanea o congiuntivale, durante le operazioni di disinfestazione manuale dei cani dai parassiti.
Quindi, schematizzando, la catena di trasmissione è la seguente:
Zecca
®   Zecca  ®    Zecca ® Zecca
                     
¯               ¯

                 Cane          Uomo                  
                     
¯
                 Zecca    
®  Uomo

La febbre bottonosa si verifica in quasi tutti i paesi dell’Europa, dell’Asia e dell’Africa che si affacciano sul bacino dci Mediterraneo, nonché in regioni interne dell’Africa e nell’india.
Il periodo d’incubazione è di 5-7 giorni e l’esordio è brusco con brividi, febbre elevata (intorno ai 40 °C), artromialgie e violenta e persistente cefalea frontale e retrorbitale. Solitanientc nel punto del morso della zecca si forma un’escara primaria, detta tache noire, che cade lasciando un’ulcerazione (da qui il nome dell’affezione). DaI al 5° giorno di malattia compare l’esantenia che inizia agli arti inferiori o agli avambracci e che rapidamente diffonde a tutto il corpo e al volto, senza risparmiare le piante dei piedi e le palme delle mani. Un esantema, inizialmente maculo-papuloso, può evolvere in emorragico.
La reazione di Weil-Felix, nei pazienti affetti da febbre bottonosa, è positiva per i ceppi OX-19 e OX-2 (a titoli più elevati per quest’ultimo) di Proteus vulgaris; tuttavia può spesso presentare una positività anche per il ceppo OX-K.
R. diaporica: v. Coxiella burnetii.
R. heilongjiangii
(dal nome della provincia di Hcilongjiang, in Cina). Nome proposto per una specie del gruppo della febbre maculosa, originariamente isolata dalla zecca Derrnacentor silvarurn, raccolta nella città di Suifenhe della provincia di Heilongjiang. Tra maggio e luglio 1988, dodici pazienti della città di Chunhua, della provincia di Jilin, risultarono affetti da Richettsia heilongjiangii in base a dati sierologici. Tutti i pazienti accusavano febbre, cefalea, eruzione cutanea, congiuntivite ed escara con linfadenopatia regionale in corrispondenza del morso della zecca. Successivamente, tra maggio e giugno 1996, la rickettsia fu isolata da sette pazienti con simile sintomatologia nelle città di Suifenhe e di Dongning, della provincia di Heilongjiang.
R. honei (dal nome di F. S. Hone, medico australiano, per i suoi studi pionieristici sulle rickettsiosi in Australia). Provoca la febbre maculosa delle Isole Flinders, diffusa in alcune regioni dell’Australia:
Victoria, Isole Flinders e Tasmania. L’affezione è caratterizzata da febbre, cefalea, mialgia, leggera tosse ed esanteina maculopapuloso; l’agente eziologico è stato isolato dal sangue. L’artropode Vettore di Rickettsia honei non è stato ancora identificato con certezza, ma è stata sospettata una zecca associata con i rettili, Aponorna hydrosauri; si suppone anche che la rickettsia sia stata introdotta nei territori dove essa è diffusa tramite uccelli o direttamente infetti o parassitati da zecche infette.
R. japonica (dall’ing. Japan: Giappone). Agente infettivo del gruppo della febbre maculosa, isolato nel 1985 a Shikoku, una delle principali isole del Giappone, dal sangue di un paziente con malattia febbrile esantematica. Fino a quell’anno non erano stati segnalati casi di rickettsiosi del gruppo della febbre maculosa in Giappone, dove lo tsutsugamushi rappresentava la principale infezione da rickettsie.
R. mooseri: v. Rickettsia typhi.
R. nipponica:
v. Orientia tsutsugamushi.
R. orientalis:
v. Orientia tsutsugamushi.
R. pediculi:
v. Bartonellii quintana.
R. prowazekii
(dal nome di S. von Prowazek, studioso del tifo esantematico, che morì per quest’affezione contratta nel corso delle sue ricerche). È l’agente eziologico del tifo esantematico o tifo petecchiale (dagli Autori anglosassoni detto anche tifo epidemico) e della sua forma recidivante, la malattia di Brill-Zinsser.
L’uomo costituisce il vero serbatoio primario della Rickettsia prowazekii; questa viene trasmessa dal pidocchio, nella sua varietà del corpo (Pedicuius humanus corporis) e, meno frequentemente, nella sua varietà del capo (Pediculus hurnanus capitis), che ne costituisce il vettore. Ambedue le varietà sono altamente sensibili all’infezione e muoiono nel giro di 1-3 settimane. Il ciclo infettivo inizia quando il pidocchio si nutre del sangue di un soggetto malato durante la fase febbrile, le cellule dell’epitelio intestinale del pidocchio, fortemente infettate dalle rickettsie, vengono eliminate con le feci. Queste costituiscono quindi la sorgente dell’infezione se si verifica una soluzione di continuo della cute quando un secondo soggetto infestato dai pidocchi si gratta.
Quindi, schematizzando, la catena di trasmissione è la seguente:
Uomo Pidocchio →Uomo
®Pidocchio
Il tifo esantematico, un tempo assai diffuso a causa di carenti condizioni igieniche, si presenta attualmente in casi sporadici in zone limitate dell’Europa centrale ed orientale e persiste in foci endemici in Asia, in Africa e nel Sud America.

Il periodo d’incubazione è di 8-15 giorni e l’esordio è brusco con fortissima cefalea resistente agli analgesici, febbre elevata, mialgie, tosse secca, stato stuporoso. Al 4°—7° giorno della malattia si manifesta l’esantema, localizzato solitamente all’area ascellare, che nel giro di 24-48 ore si estende al resto del tronco e poi agli arti, risparmiando generalmente le palme delle mani e le piante dei piedi. L’esantema, inizialmente maculoso, evolve in maculo-papuloso e successivamente in petecchiale.
I soggetti guariti dal tifo esantematico probabilmente albergano un piccolo numero di microrganismi,
presumibilmente nei linfonodi, per tutto il resto della vita. Questi germi possono talvolta superare
le resistenze dell’ospite e dare luogo alla forma recidivante del tifo esantematico, la malattia di Brill-Zinsser, che si può verificare a distanza di anni o di decenni dalla prima infezione. Rispetto al tifo
esantematico, la malattia di Brill-Zinsser è più mite ed ha un decorso più breve; spesso non compare
l’esantema. Attualmente è di incidenza estremamente rara.
La reazione di Weil -Felix, nei pazienti affetti da tifo esantematico, e forternente positiva per il Ceppo OX-19 di Proteus vulgaris e può essere debolmente positiva per il ceppo OX-2, mentre è
solitamente negativa per i pazienti affetti dalla malattia di Brill-Zinsser.
R. quintana: v. Bartonella quintana.
R. rickettsii (
dal nome di H. T. Ricketts). Precedente denominazione: Dermacentroxenus rickettsii.
È l’agente eziologico della febbre purpurica (o febbre maculosa) delle Montagne Rocciose.
Il serbatoio primario della Rickeusia rickettsii è costituito da vari piccoli roditori: topi, conigli, lepri,
opossum, marmotte, scoiattoli; più importante per l’epidemiologia umana è il serbatoio rappresentato dai cani. Tutti questi animali, una volta infettati, presentano una rickettsiemia di varia durata
e concentrazione, senza segni evidenti di malattia o con sintomatologia lieve. Le rickettsie vengono
trasmesse da un animale all’altro tramite zecche di varie specie dei generi Amblyomma, Ixodes,
Haemaphysalis
e soprattutto Dermacentur (Dermacentor andersoni, la zecca dei boschi, e Dermacentor variabilis, la zecca dei cani), che si infettano per mezzo del sangue di cui si nutrono; Rickeitsia
rickettsii
può essere trasmessa da una generazione di zecche all’altra per via transovarica. L’uomo rappresenta un ospite accidentale che viene infettato attraverso i morsi delle zecche ma anche, per via cutanea o congiuntivale, durante le operazioni di disinfesiazione manuale dei cani dai parassiti. Quindi, schematizzando, la catena di trasmissione è la seguente:
Zecca → Zecca
® Zecca ® Zecca
                   
¯            ¯

                Cane      Uomo
                  
¯             

                 Zecca  Uotno

La febbre purpurica delle Montagne Rocciose si verifica solo nell’America del Nord e del Sud. Sebbene riscontrata in quasi tutti gli Stati degli U.S.A., la sua maggiore diffusione è stata accertata soprattutto nella parte orientale e sud-orientale. Il periodo d’incubazione è di 2-14 giorni e l’esordio è brusco con forte cefalea, brividi, nausea e febbre elevata (fino a 40 °C). Tra il 2° e il 6° giorno di malattia compare l’esantema che inizia dalle estremità degli arti superiori (palme delle mani, polsi e avambracci) e degli arti inferiori (piante dei piedi e caviglie) e si estende poi alle natiche, al tronco, al collo e al volto. L’esantema, inizialmente maculoso, evolve in maculo-papuloso e successivamente in petecchiale. Frequentemente, alla fine della prima settimana, insorge una sintomatologia nervosa: insonnia, agitazione, delirio e persino coma.
La reazione di Weil-Felix, nei pazienti affetti da febbre purpurica delle Montagne Rocciose, è fortemente positiva per il ceppo OX- 19 di Proteus vulgaris può essere debolmente positiva per il ceppo OX-2; ma può verificarsi anche il caso inverso.
R. sennetsu: v. Neorickettsia sennetsu.
R. sibirica
(dal nome della Siberia, regione della Russia). Precedentemente denominata Rickettsia rickettsii var. sibirica; presenta infatti notevoli somiglianze con Rickettsia rickettsii ma anche coli Rickettsia conori. Notevole il suo pleomorfismo, poiché può presentarsi sotto forma di coccobacilli, di bacilli e persino di filamenti. È l’agente eziologico della febbre da zecche del Nord-Asia, un’affezione rara, clinicamente molto simile alla febbre purpurica delle Montagne Rocciose, sostenuta Rickettsia rickettsii. Il serbatoio primario della Rickettsia sibirica è rappresentato da vari pi roditori: topi, criceti, marmotte, lepri, ecc. e spesso anche dai bovini, che si infettano senza presentare segni di malattia. Le rickettsie vengono trasmesse da un animale all’altro tramite zecche di specie dei generi Dermacentor ed Haemaphysa1is. Rickettsia sibirica può essere trasmessa da una generazione di zecche all’altra per via transovarica. 1uomo rappresenta un ospite accidentale che vie infettato attraverso i morsi delle zecche. E stata anche ipotizzata la possibilità di contrarre l’infezione mediante feci o sangue di zecche, senza puntura attiva del parassita, sia per via inalatoria che attraverso lesioni della cute o delle mucose. Quindi, schematizzando, la catena di trasmissione è la seguente
Zecca    Zecca  Zecca  → Zecca
   
¯                ¯

Roditore     Uomo
   
¯

Zecca   → Uomo
La Febbre da zecche del Nord-Asia si riscontra soprattutto in Siberia, in Armenia e nelle regioni asiatiche della Russia. Il periodo d’incubazione raramente supera i 7 giorni e l’esordio è brusco con brividi e febbre elevata. Spesso può verificarsi una lesione primaria con linfadenite regionale in corrispondenza del morso della zecca. Tra il e il 5° giorno di malattia compare l’esantema che inizia sulla superficie esterna degli arti e si estende poi al tronco, alle natiche e, talvolta, alla faccia. L’esantema inizialmente maculoso, evolve in in maculo-papuloso e, solo nei casi più gravi, in petecchiale; quest’ultima evenienza è più frequente negli anziani.
La reazione di Weil-Felix, nei pazienti affetti da febbre da zecche del Nord-Asia, è positiva per i ceppi
OX- 19 e OX-2 di Proteus vulgaris.
R. slovaca
(dal lar. slovacus: slovacco). una specie che mostra correlazioni con Rickettsia sibirica. La distribuzione di Rickettsia slovaca travalica largamente i confini della Repubblica Slovacca e della Repubblica Ceca: infatti è stata isolata in Armenia, Crimea, Ucraina, Francia, Svizzera, Iugoslavia
e Portogallo; soggetti sierologicamente positivi sono stati trovati in Lituania, Germania e Australia.
Sembra quindi strettamente legata alla distribuzione dell’artropode vettore, la zecca della specie Dermacentor marginatus, che si ritrova in tutta l’Europa fino alle regioni più occidentali della Repubblica Popolare Cinese. Si sospetta che questa specie sia responsabile di una meningoencefalite con prolungata persistenza di disturbi neuroastenici. La sintomatologia è caratterizzata da violenta cefalea ed astenia persistente per circa due mesi; in corrispondenza del morso della zecca si forma un’escara necrotica circondata da un alone arrossato con linfadenopatia regionale.
R. texiana (dal nome delTexas, uno degli Stati degli U.S.A.). E’ il nome proposto retrospettivamente per il presunto agente eziologico di una rickettsiosi, detta febbre di Bullis, verificatasi all’inizio degli anni ‘40 tra i militari di Camp Bullis, vicino San Antonio, nel Texas. La febbre di Bullis era caratterizzata da esordio brusco con cefalea retrorbitale, prostrazione, anoressia e febbre fino a 40 °C; spesso era presente linfoadenite e in circa il 10% dei casi un esantemna maculo-papuloso localizzato al tronco. Tutti i pazienti erano stati morsi da una zecca della specie Amblyomma americanum. Quest’affezione, ormai quasi dimenticata, non si è più verificata dalla fine della II Guerra Mondiale.
R. tsutsugamushi: v. Orientia tsutsugamusli.
R. typbi
(dal gr. tifos: febbre con torpore). Precedenti denominazioni: Dermaceentroxenus typhi e Rickettsia mooseri. Mostra notevoli somiglianze fisiologiche e antigeniche con Rickettsia prowazekii. E’ l’agente eziologico del tifo murino (dagli Autori di lingua inglese detto anche tifo endemico o tifo urbano). Vari vertebrati (scoiattoli, conigli, opossum, cani e gatti domestici, ecc.) ma particolarmente i ratti costituiscono il serbatoio primario di Rickettsia typhi, che viene trasmessa da un animale all’altro per mezzo dei morsi del pidocchio del topo (Polyplax spinulosa) e, soprattutto, della pulce del topo Xenopsylla cheopis). Quest’ultima è particolarmente sensibile all’infezione, sebbene non ne venga danneggiata in modo evidente, mentre il ratto si può ammalare. Il ciclo inizia quando la pulce si nutre del sangue di un topo infetto. Le cellule dell’epitelio intestinale della pulce, infarcite di rickettsie, vengono eliminate con le feci, che costituiscono il veicolo del contagio topi e all’uomo, che rappresenta un ospite accidentale. Questo viene infettato attraverso le microlesioni da grattamento, quando viene accidentalmente infestato dalle pulci dei ratti. Il contagio si può verificare anche per via congiuntivale e inalatoria tramite escrementi essiccati. Quindi, schematizzando, la catena di trasmissione è la seguente:
Ratto
® Pulce ® Ratto ® Pulce ® Ratto
              
¯

            Uomo
Il tifo murino è diffuso nelle regioni a clima temperato di tutto il mondo, attualmente con un’incidenza molto scarsa, dovuta alle migliorate condizioni igieniche e all’uso di insetticidi e ratticidi. ,il periodo d’incubazione è di 7-12 giorni e la sintomatologia è simile a quella del tifo esantematico, sostenuto da Rickettsia prowazekii, ma più mite: l’esantema  è di minore durata e solitamente non giunge allo stadio petecchiale, lo stato stuporoso è assente.
La reazione di Weil-Felix, nei pazienti affetti da tifo murino, è fortemente positiva per il ceppo OX-19
Proteus vulgaris e può essere debolmente positiva per il ceppo OX-2.
Nel 1986 è stata descritta una nuova sindrome che viene attribuita a Richettsia typhi in base a dati
sierologici. poiché l’agente eziologico non è stato ancora isolato dai pazienti; si tratta di una cerebrovasculite acuta, con coinvolgimento multifocale della corteccia cerebrale.
R. wolhvnica: v. Bartondlla quintana.

Rickettsie
TASSONOMIA — Sono genericamente chiamati così tutti i membri delle famiglie Coxiellaceae, Ehrlichiaceae e Rickettsiaceae.
Le
rickettsie che infettano l’uomo vengono raggruppate in base a caratteristiche comuni (morfologia, coltivazione, soprattutto, tipo di affezione) e suddivise in quattro gruppi principali:
1) gruppo del tifo:
- Tifo esantematico: Rickettsia prowazekii
- Tifo murino: Rickettsia typhi
2) gruppo della febbre maculosa:
- Febbre purpurica delle Montagne Rocciose: Rickettsia rickettsii e Rickettsia canadensis
- Febbre da zecche del Nord-Asia: Rickettsia sibirica e Rickettsia heilongjiangii
- Febbre bottonosa: Rickettsia conori
- Febbre da zecche del Queensland: Rickeusia australis
- Febbre maculosa delle Isole Flinders: Rickettsia honei
- Meningoencefalite: Rickettsia slovaca
- Febbre africana da morso di zecche: Rickettsia africae
- Rickcttsialpox: Rickettsia acari
- Malattia febbrile esantematica: Rickettsia japonica
3) gruppo dello tsutsugamushi:
- Tsutsuganimushi: Orientia tsutsugamushi
4) gruppo della febbre Q:
-
Febbre Q: Coxiella burnetii.
CARATTERISTICHE Le rickettsie sono microrganismi pleomorfi, di dimensioni più piccole di quelle dei comuni batteri, che mostrano uno spiccato parassitismo endocellulare obbligato. A causa delle loro dimensioni e della necessità di riprodursi all' interno delle cellule, proprietà peculiare dei virus, per anni è stata controversa la questione se le rickettsie fossero più strettamente correlate ai batteri o ai più grossi virus; da alcuni Autori esse venivano considerate come forme di transizione tra i batteri e i virus. Ormai viene generalmente riconosciuto che le rickettsie sono da considerare sia morfologicamente che fisiologicamente come particolari forme batteriche. Infatti esse hanno una netta organizzazione cellulare procariotica, mentre i virus sono organizzazioni biologiche di livello subcellulare. Iin particolare le rickettsie:
1) possiedono ambedue gli acidi nucleici (DNA e RNA);
2) presentano una parete cellulare tipicamente batterica;
3) contengono nel citoplasma enzimi glicolitici, la maggior parte degli enzimi del ciclo di Krebs e citocromi respiratori;
4) si riproducono per scissione binaria;
5) sono sensibili a molti antibiotici a largo spettro.
Morfologicamente le rickettsie sono pleomorfe, potendo presentarsi sotto forma bacillare o coccobacillare o coccoide, generalmente sprovviste di flagelli e di capsula, talvolta disposte a nei preparati microscopici costituiti da cellule infette. Le dimensioni non sono costanti: i membri del gruppo della febbre maculosa sono i più grossi, Coxiella burnetii è la più piccola e i membri del gruppo del tifo sono intermedi. Le rickettsie, sebbene più piccole dei comuni batteri, possono essere osservate al microscopio ottico. Le tecniche di colorazione più comunemente usate per evidenziarle all’interno dei tessuti infetti sono quelle di Giménez, di Macchiavello o di Giemsa, di cui la prima è la più seguita e la più consigliabile. Nessuna di queste tecniche però è specifica, cioè capace di differenziare affidabilmente le rickettsie dai batteri. Col metodo di Gram le rickettsie si colorano scarsamente, ma vengono considerare gram-negative. Varia è la resistenza di questi germi agli agenti fisici e chimici. Generalmente, però, una volta al di fuori delle cellule infettare, le rickettsie perdono la vitalità e quindi il potere infettante. Per questo motivo l’uomo può essere solitamente infettato solo per inoculazione diretta da parte di un artropode contaminante, Coxiellal burnetii è la più resistente di ogni altra rickertsia patogena, persino più resistente della maggior parte dei batteri non sporigeni: infatti sopravvive all’essiccamento per lunghi periodi e, per tal motivo, è frequente un contagio diretto da parte di questa specie senza il tramite di un insetto vettore. I più comuni disinfettanti efficaci contro questi microrganismi sono la formaldeide al 2%, l’etere etilico e l’acqua ossigenata al 5%.
Le rickettsie sono caratterizzate dalla capacità di moltiplicarsi in uno o più artropodi (che fungono solitamente da vettori) e dal loro permanere in serbatoi naturali di uno o più ospiti rappresentati da animali a sangue caldo, incluso l’uomo. Generalmente per l’uomo rappresenta solo un ospite accidentale per la maggior parte delle rickettsie, poiché queste vengono trasmesse all’uomo dai morsi o dalle punture di vari artropodi, tra cui zecche, pulci, pidocchi.
Una caratteristica fondamentale di questi microrganismi è il parassitismo endocellulare obbligato: nei tessuti infetti le rickettsie si moltiplicano nel citoplasma o nel nucleo delle cellule.
COLTIVAZIONE — Per essere coltivate in laboratorio, le rickettsie necessitano di substrati cellulari in vitro quali cellule di embrione di pollo, linfoblasti di topo, cellule renali di scimmia, ecc.; oppure si riproducono bene nelle cellule della membrana che delimita il sacco del tuorlo dell’uovo embrionato di gallina; vengono anche utilizzati animali da laboratorio ricettivi (cavie, topi) inoculati per via endoperitoneale. In fase riproduttiva il tempo di generazione (o di divisione) delle rickettsie è piuttosto lungo: da 8 a 16 ore, a seconda dei vari Autori; per paragone, quello dei batteri a rapida crescita è di 20—30 minuti, mentre quello dei batteri a lenta crescita (quali quelli tubercolari) è di circa 20 ore. In seguito alla moltiplicazione intracellulare, le rickettsie vengono eliminate dalle cellule ospiti mediante un processo di estensione e retrazione di microfibrille alla superficie delle cellule stesse oppure vengono rilasciate all’esterno per degenerazione e dissoluzione (lisi) della cellula ospite.
PRINCIPAI   PATOLOGIE — Nell’uomo questi microrganismi causano affezioni dette genericamente rickettsiosi, che sono malattie acute con esordio brusco, caratterizzate da febbre, cefalea, mialgie, brividi ed altra sintomatologia variabile da un’affezione all’altra. Le rickettsiosi umane sono generalmente accompagnate da eruzione esantematica e da vasculite periferica focale disseminata, in quanto gli agenti eziologici mostrano uno spiccato tropismo per le cellule degli endoteli vasali in cui penetrano attivamente e si riproducono, oltre che per gli eritrociti. Una volta raggiunto un certo numero, le cellule endoteliali vengono distrutte, probabilmente per effetto di una tossina rickettsiale. In seguito alla lisi delle cellule endoteliali si verifica un accumulo di cellule infiammatorie emorragia e trombosi disseminata, particolarmente nei vasi sanguigni dell’encefalo, del miocardio e della cute; quest’ultirna localizzazione spiega l’eruzione esantematica che compare nella maggior parte delle rickettsiosi. L’accertamento diagnostico delle rickettsiosi può essere effettuato o per isolamento diretto dell’agente eziologico o per ricerca degli anticorpi specifìci. Per la dimostrazione diretta dell’agente eziologico mediante coltivazione in substrati cellulari o inoculazione in animali da laboratorio, il materiale patologico dovrebbe essere inoculato entro 30 minuti dalla raccolta oppure, se ciò non è possibile, conservato in un contenitore di vetro o di plastica, rapidamente raffreddato in un bagno di alcol e ghiaccio secco e mantenuto a -70 °C fino al momento dell’uso.
La ricerca degli anticorpi specifici contro le rickettsie può essere effettuata con vari metodi, tra cui i più comuni sono: la fissazione del complemento, la reazione di agglutinazione con antigeni specifici e la reazione di agglutinazione di Weil-Felix. Le prime due reazioni utilizzano veri antigeni rickettsiali, più difficili da ottenere; la reazione di agglutinazione di Weil-Felix, invece, sfrutta il principio che alcuni antigeni somatici O, di natura polisaccaridica, ottenuti da particolari ceppi di Proteus vulgaris (X- 19, X-2 e X-K), sono correlati ad alcuni determinanti antigenici delle rickettsie.
Quindi la reazione di Weil-Felix consiste nell’agglutinazionc dci ceppi OX-19, OX-2 e OX-K di
Proteus vulgaris da parte di anticorpi prodotti contro varie rickettsie. Gli antigeni ottenuti dal vulgaris sono più facilmente disponibili dei veri antigeni rickettsiali, anche se il loro uso ha prodotto risultati erronei e fuorvianti più di ogni altro test sierologico usato per la ricerca di anticorpi anti-rickettsie. Ad esempio, un’infezione da batteri del genere Proteus e da spirochete del genere Borrelia, può causare un aumento delle agglutinine nella reazione di Weil-Fclix, Tuttavia, a causa della facilità di esecuzione e dell’economicità, la reazione di Weil-Felix è capace di stabilire un’utile diagnosi presuntiva di alcune malattie da rickettsie e quindi è molto usata.
La  diagnosi di laboratorio delle rickettsiosi ha però compiuto un notevole passo avanti con l’uso dell’immunofluorescenza, tecnica usata sia per l’identificazione diretta delle rickettsie nei tessuti e nei liquidi corporei sia per la ricerca indiretta mediante titolazione degli anticorpi specifici.
Comunque, qualunque sia il metodo sierologico utilizzato, è importante dimostrare un aumento del titolo anticorpale in due o tre campioni di siero ottenuti dallo stesso paziente in momenti diversi della malattia e saggiati contemporaneamente nelle stesse condizioni. Da ogni paziente dovrebbero essere perciò prelevati tre campioni di sangue: il primo, il più presto possibile, appena manifestatasi la malattia di sospetta origine rickettsiale, il secondo durante la seconda settimana e il terzo durante la quarta settimana dall’inizio della malattia. L’esame di un solo campione di siero, anche se con titolo elevato, può non avere significato in quanto alcune rickettsiosi sono endemiche in certe parti del mondo; la situazione potrebbe essere ulteriormente complicata da eventuali vaccinazioni. Quindi un titolo anticorpale alto, in un solo campione, è di scarso significato diagnostico; in ogni caso, poiché, come detto, molti soggetti sani presentano bassi livelli di agglutinine, viene considerato positivo solo un titolo anticorpale superiore a 1:160. Un aumento del titolo col progredire della malattia è invece molto più importante nel porre la diagnosi: un incremento significativo del titolo è quello rappresentato da un aumento di almeno 4 volte tra un campione e l’altro.