. Chlamydia

(dal greco [clamidion]: piccolo mantello).

TASSONOMIA - Genere appartenente alla famiglia delle Chlamydiaceae, i cui membri ven­gono genericamente detti clamidie (v.). Precedentemente conosciuto con altri nomi, quali Miyagawanella, Bedsonia, Prowazekia, Rakeia.

CARATTERISTICHE - Organismi sferoidali, immobili, a parassitismo intracellulare obbligato. Il nome Chlamydia si riferisce ad una peculiare struttura superficiale di questi microrganismi, cioè un "mantello" con caratteristiche molto simili alla membrana esterna dei batteri gram-negativi.

COLTIVAZIONE - v. Clamidie.

HABITAT E DIFFUSIONE - Le clamidie sono esclusivamente parassite delle mucose dell'uomo, di altri mammiferi e di uccelli.

PRINCIPALI PATOLOGIE - Le clamidie, per il tipo di metabolismo riproduttivo, sono da considerare esclusivamente patogene: per l'uomo (in cui causano malattie oculari, urogenitali e respiratorie), per gli uccelli (in cui causano malattie respiratorie e infezioni generalizzate) e per vari mammiferi (in cui causano malattie respiratorie, placentali, artritiche ed enteriche).

SENSIBILITÀ AGLI ANTIBIOTICI - I farmaci più attivi in vitro nei confronti delle clamidie sono in ordine decrescente: la rifampicina, le tetracicline, i macrolidi, i sulfamidici, alcuni fluorchinoloni e la clindamicina. Solo di recente sono stati segnalati casi di resistenza alle tetracicline.

SPECIE DI ISOLAMENTO UMANO:

C. pneumoniae (dal gr.   [pneumonia]: polmonite). Comprende i ceppi preceden­temente conosciuti come Chlamydia sp. ceppi TWAR. Il primo di questi ceppi, siglato TW-183 (TW = Taiwan), fu isolata nel 1965 da un tampone congiuntivale di un bambina di Taiwan; il primo isolamento faringeo, siglato AR-39 (AR = acute respiratory), fu ottenuta nel 1983 a Seattle, nella Stato di Washingtan. Dalla sigla di questi due ceppi, unendo, le lettere iniziali, è stata ricavata la denominaziane TWAR. Inizialmente questi microrganismi furono attribuiti alla specie Chlamydia psittaci.

Chlamydia pneumoniae produce, nelle cellule infettate, inclusioni intracitoplasmatiche diffuse prive di glicogeno; è generalmente resistente ai sulfamidici. Ha un corpo elementare di aspetto piriforme, diversamente dalle altre due specie del genere Chlamydia, che lo hanno, tipicamente rotondeggiante. Attualmente sono state isolate poche decine di ceppi di questa specie, quasi tutti da pazienti con malattie respiratorie acute. Nonostante il relativamente basso numero di isolamenti, ricerche sierologiche hanno, dimostrato la notevale diffusione di questa specie. È diventata quin­di evidente che Chlamydia pneumoniae è un patogeno respiratoria emergente che sostiene so­prattutto polmoniti (sia endemiche che epidemiche) principalmente nei bambini più piccoli, ma anche - molto più raramente - bronchiti, faringiti, sinusiti e sindromi febbrili simil-influenzali. È stata stimata che circa il 10% delle polmoniti acquisite in comunità siano, dovute a Chlamydia pneumoniae. Finora si conosce un solo sierotipo di questa specie.

   C. psittaci (dal gr.[psittacos]: pappagallo). Chlamydia psittaci produce, nelle cellu­le infettate, inclusioni intracitoplasmatiche diffuse prive di glicogeno; è generalmente resistente ai sulfamidici. Ha un corpo elementare di aspetto rotondeggiante. Chlamydia psittaci è stata isolata da più di 100 uccelli di specie diverse e da molti mammiferi, sia selvatici che domestici; è differenziabile in numerosi sierotipi non ancora esattamente definiti. Nell'uomo Chlamydia  psittaci è responsabile di una zoonosi, detta psittacosi o ornitosi (cioè infezione rispettivamente da pappagalli o, genericamente, da uccelli). L'infezione si manifesta perlopiù come una pneumo­patia acuta febbrile, spesso con coinvolgimento del sistema nervoso centrale, e con manifestazio­ni accessarie a carico di altri organi ed apparati. Il periodo di incubazione è di circa 7-15 giorni, e talvolta anche più lungo. Le infezioni possono, verificarsi come casi isolati o come focolai intra­familiari provocati da uccelli domestici o come focolai epidemici tra gli addetti agli allevamenti avicali (oche, anatre, tacchini e, più raramente, piccioni e polli).

C. trachomatis (dal gr.[tracoma]: asprezza). Chlamydia trachomatis produce, nel­le cellule infettate, inclusioni intracitoplasmatiche campatte che contengono glicogeno; è gene­ralmente sensibile ai sulfamidici. Ha un corpo elementare di aspetto rotondeggiante. È distingui­bile in 15 sierotipi, alcuni dei quali, in passato, venivano, spesso indicati con la denominazione "agenti TRIC" (da TRachoma e lnclusion Conjunctivitis).

Chlamydia trachomatis è patogena quasi esclusivamente per l'uomo, in cui produce diverse affezioni:

a) Tracoma (sostenuta prevalentemente dai sierotipi A, B, Ba, C): cheratocongiuntivite cronica contratta per contagio interumano diretto, caratterizzata da ipertrofia follicolare, panno corneale e cicatrici congiuntivali, che può portare anche alla cecità.

b) Congiuntivite da inclusi del neonato e dell'adulto (sostenuta prevalentemente dai sieratipi D,E, F, G, H, I, J, K): infiammazione intensa della cangiuntiva, generalmente benigna, caratterizza­ta da abbondante secrezione purulenta; l'infezione per il neonato si contrae durante il passaggio, attraverso il canale del parto infetto, per l'adulto in seguito a contatto con secrezioni urogenitali infette (o della stesso saggetto affetto da uretrite oppure durante bagni in piscina).

c) Linfogranuloma venereo (sostenuto dai sierotipi L1, L2, L2a L3, i più invasivi): malattia sistemica trasmessa per contagio sessuale. Il quadro clinico presenta lesioni primarie, secondarie e terzia­rie. Le lesioni primarie possono essere di vari tipi: papule, ulcere o erosioni, lesioni erpetiformi; sono generalmente di breve durata e spesso passano inosservate. Le lesioni secondarie costitui­scono le manifestazioni più frequentemente osservate dai clinici e sono rappresentate dall'in­fiammazione e dall'ingrossamento dolente dei linfonodi inguinali, che possono successivamente subire una suppurazione e rompersi. Le lesioni terziarie derivano dall' obliterazione cronica dei vasi linfatici nella zona ano-genitale: elefantiasi degli organi genitali, fistole, stenosi rettali e proctiti.

d) Uretrite non gonococcica (sostenuta prevalentemente dai siero tipi D, E, F, G, H, I, J, K): infiammazione dell'uretra con secrezione purulenta tipicamente scarsa, di colore bianco giallastro e di consistenza mucoide. Chlamydia trachomatis sembra essere responsabile di cir­ca i140% delle uretriti non gonococciche nella popolazione maschile; può causare anche epidi­dimiti e deferentiti che, se non trattate, possono provocare stenosi ed obliterazione dei dotti deferenti, con conseguente sterilità se bilaterali; non è ancora dimostrato se la semplice epidi­dimite possa provocare infertilità. Ancora controverso è il ruolo di Chlamydia trachomatis come causa di prostatiti.

e) Uretrite post-gonococcica (sostenuta prevalentemente dai sierotipi D, E, F, G, H, I, J, K): uretrite determinata da una doppia infezione da parte di Neisseria gonorrhoeae e di Chlamydia trachomatis, che si verifica in circa il 15-35% dei casi di gonorrea; sembra che il meccanismo della comparsa dell'uretrite post-gonococcica sia il seguente: la terapia con penicillina o con spectinomicina eradica l'infezione dovuta a Neisseria gonorrhoeae, che compare prima a causa del minor periodo d'incubazione, ma è inefficace contro Chlamydia trachomatis, la cui infezione compare successivamente a causa del più lungo periodo d'incubazione (7-21 giorni). Circa il 70% delle uretriti post-gonococciche sarebbero sostenute da Chlamydia trachomatis e, di que­ste, circa il 20% sarebbero asintomatiche.

f) Proctiti in omosessuali (sostenute prevalentemente dai sierotipi D, E, F, G, H, I, J, K): i sintomi, presenti in circa il 50% dei casi, sono: dolore anorettale, sanguinamento, secrezione mucosa e diarrea.

g) Infezioni dell'apparato urogenitale femminile (sostenute prevalentemente dai sierotipi D, E, F, G, H, I,J, K): l'incidenza di Chlamydia trachomatis nella popolazione femminile varia, secon­do i diversi Autori, dall'l al 30%; di queste infezioni, almeno il 70% sono asintomatiche. Le più importanti manifestazioni cliniche dell'infezione da parte di questa specie sono: uretriti acute, cerviciti mucopurulente, malattie infiammatorie pelviche, endometriti postpartum, parti prema­turi, gravidanze extrauterine, infertilità tubarica, atipia cellulare dell'epitelio cervicale.

La malattia infiammatoria pelvica (termine generico, dagli Autori di lingua inglese indicato con la sigla PID = pelvic inflammatory disease) a sua volta comprende: endometriti, salpingiti, ascessi tubo-ovarici, periepatiti (sindrome di Fitz-Hugh-Curtis) e periappendiciti. La malattia infiam­matoria pelvica è un grosso fattore di rischio di infertilità, che si determina soprattutto per occlu­sione tubarica postinfiammatoria e per aderenze peritubariche.

h) Polmonite interstiziale del neonato (sostenuta dai sierotipi D, E, F, G, H, I, J, K): è una polmonite diffusa accompagnata caratteristicamente da tosse, la cui eziologia sembra dovuta a Chlamydia trachomatis, con cui il neonato si infetterebbe lungo il canale del parto.

i) Sindrome di Reiter: caratterizzata da uretrite, congiuntivite (o irite), artrite e lesioni mucose e cutanee; essendo stata isolata (in circa 1'80% dei casi) in sede uretrale e, meno frequentemente, in sede congiuntivale e articolare, sembra probabile che Chlamydia trachomatis possa essere l'agente eziologico di questa sindrome o, quanto meno, il fattore scatenante.

Attualmente nei Paesi sviluppati Chlamydia trachomatis è la maggiore causa di malattie trasmes­se sessualmente. E sebbene le misure precauzionali nel comportamento sessuale abbiano dato importanti risultati nella strategia della prevenzione dell' AIDS, queste non hanno ridotto di molto la prevalenza delle infezioni da Chlamydia trachomatis, che anzi è persino aumentata: in adolescenti sessualmente attivi e asintomatici viene riferita una prevalenza che raggiunge il 20%.

 

. Chlamydiaceae

Famiglia comprendente l'unico genere Chlamydia, per il quale vengono riportati isolamenti umani. La famiglia delle Chlamydiaceae fa parte del raggruppamento delle clamidie (v.).

 

 . Clamidie

TASSONOMIA - Sono genericamente chiamati così tutti i membri dell'unica famiglia compresa nell'ordine Chlamydiales. L'ordine Chlamydiales contiene una sola famiglia, quella delle Chlamydiaceae.

CARATTERISTICHE - Le clamidie costituiscono un gruppo di microrganismi coccoidi gram-­negativi, che non crescono nei terreni di coltura bensì richiedono cellule viventi per moltiplicar­si. Questo parassitismo intracellulare obbligato e le piccole dimensioni avevano fatto considera­re per molto tempo le clamidie come dei grossi virus. ­

In realtà le clamidie differiscono dai virus perché:

1) possiedono ambedue gli acidi nucleici (DNA e RNA);

2) hanno una parete cellulare di composizione simile a quella dei batteri gram-negativi;

3) possiedono un certo numero di enzimi glicolitici;

4) si moltiplicano per scissione binaria;

5) sono sensibili a molti antibiotici a largo spettro.

Da molti Autori le clamidie vengono considerate come batteri degenerati (forse enterobatteri), adattati al parassitismo intracellulare. Per le caratteristiche sopra esposte, del tutto simili a quelle delle rickettsie, le clamidie in passato sono state classificate, appunto, come rickettsie. Tuttavia, oggi esse vengono considerate un gruppo a sé stante per alcune peculiari caratteristiche che le contraddistinguono e le accomunano:

1) hanno una morfologia simile (sferoidale);

2) presentano un antigene gruppo-specifico comune, di natura polisaccaridica;

3) si moltiplicano nel citoplasma delle cellule ospiti attraverso un ciclo di sviluppo caratteristico, con la formazione di particolari inclusioni intracellulari citoplasmatiche che possono o no conte­nere glicogeno: delle tre specie del genere Chlamydia, una (Chlamydia trachomatis) contiene glicogeno e le altre due (Chlamydia pneumoniae e Chlamydia psittaci) ne sono prive. Le inclu­sioni intracellulari sono costituite da microcolonie inglobate in un vacuolo delimitato da una membrana derivata dalla cellula ospite; queste inclusioni, che possono essere osservate al micro­scopio ottico, si dispongono attorno al nucleo della cellula.

Le clamidie presentano due distinte forme biologiche, denominate corpi elementari e corpi ini­ziali o reticolari, che si alternano nel loro ciclo di sviluppo.

I corpi elementari sono quelli di dimensioni minori, circa 0,3 um di diametro, e costituiscono la forma extracellulare. Sono altamente infettanti e si colorano caratteristicamente in blu-rosso con il metodo di Giemsa.

I corpi iniziali o reticolari sono quelli di dimensioni maggiori, circa 0,8-1,5 um di diametro, e rappresentano la forma intracellulare. Sono scarsamente infettanti e si colorano in blu con il metodo di Giemsa. Il ciclo di sviluppo delle clamidie può essere brevemente così riassunto. La forma infettante delle clamidie è rappresentata dal corpo elementare (di aspetto piriforme nella specie Chlamydia pneumoniae, di aspetto rotondeggiante nelle altre due specie Chlamydia psittaci e Chlamydia trachomatis); il corpo elementare è specificamente adattato alla sopravvivenza extra­cellulare e si lega a recettori specifici sulla superficie della cellula eucariotica, in cui penetra me­diante un processo di fagocitosi attuato dalla cellula stessa. Durante tutto il ciclo intracellulare, le clamidie rimangono confinate in un vacuolo formato dall'invaginamento della membrana cito­plasmatica della cellula ospite, senza che avvenga la fusione fagolisosomiale. In questa sede il corpo elementare, ingrandendosi e riorganizzandosi, si trasforma nel corpo iniziale o corpo reticolare, di forma rotondeggiante, che è adattato all'ambiente intracellulare, fuori del quale ha scarse capacità di sopravvivenza. I corpi iniziali si moltiplicano attivamente dentro la cellula per scissione binaria e, successivamente, si riorganizzano nuovamente rimpicciolendosi e trasfor­mandosi nei corpi elementari; questi si liberano nell'ambiente per rottura della cellula infetta e iniziano un nuovo ciclo. Un ciclo replicativo completo si svolge nel giro di 48-60 ore.

Il rivestimento esterno delle clamidie assomiglia a quello dei batteri gram-negativi ma, a diffe­renza di questi, al microscopio elettronico è stato impossibile evidenziare alcuno strato di pepti­doglicano tra la membrana esterna e la membrana interna, né d'altra parte è stata evidenziata una grossa presenza di acido muramico. Tuttavia, lo sviluppo dei corpi reticolari e la loro conversio­ne in corpi elementari vengono inibiti dalla penicillina, antibiotico che agisce sulla sintesi del peptidoglicano. Le clamidie, inoltre, sono caratterizzate da una totale assenza di enzimi atti a formare ATP, ben in accordo col loro parassitismo intracellulare obbligato.

Questi microrganismi possono essere evidenziati con vari metodi di colorazione: di Giemsa, di Machiavello, di Giménez, di Castaneda; oppure possono essere osservati a fresco nel citoplasma delle cellule infette mediante la microscopia a contrasto di fase.

Struttura antigenica. La struttura antigenica delle clamidie è caratterizzata dalla presenza di un antigene di gruppo (genere-specifico), di antigeni specie-specifici e tipo-specifici e di un antigene responsabile di ipersensibilità ritardata. L'antigene di gruppo è di natura polisaccaridica; l'anti­gene genere-specifico è strutturalmente e sierologicamente molto simile alla parte profonda del lipopolisaccaride delle Enterobacteriaceae, confermando così l'ipotesi di derivazione evolutiva delle clamidie dagli enterobatteri.

Un altro determinante antigenico, forse quello più importante, è rappresentato dalla cosiddetta MOMP (Major Outer Membrane Protein), la maggiore proteina della membrana esterna. L'importanza di tale proteina deriva dal fatto che, ad esempio, anticorpi contro di essa neutraliz­zano l'infettività di Chlamydia trachomatis.

Pur avendo antigeni in comune, esistono differenze tra gli antigeni dei corpi elementari e quelli dei corpi reticolari; infatti, gli anticorpi monoclonali genere-specifici reagiscono meglio con preparati di corpi reticolari che con quelli provenienti da corpi elementari.

COLTIVAZIONE - Le clamidie si possono coltivare nel sacco del tuorlo dell'uovo embrionato di gallina ed anche, con particolari accorgimenti, in colture di cellule in vitro; è però necessario che il campione da esaminare contenga non soltanto secrezione, ma materiale cellulare ottenuto dall' epitelio infetto, a causa del parassitismo intracellulare di questi microrganismi.

PRINCIPALI PATOLOGIE - Le clamidie, per il tipo di metabolismo riproduttivo, sono da considerare esclusivamente patogene: per l'uomo (in cui causano malattie oculari, urogenitali e respiratorie), per gli uccelli (in cui causano malattie respiratorie e infezioni generalizzate) e per vari mammiferi (in cui causano malattie respiratorie, placentali, artritiche ed enteriche).