Bartonella
Bartonella (dal nome di A. L. Barton, che descrisse questi microrganismi nel 1909), e dal suffisso lat. -ella con valore diminutivo.
TASSONOMIA: Genere appartenente alla famiglia delle Bartonellaceae. Comprende anche le specie precedentemente classificate nel genere Rochalimaea, ora abolito. Il genere Bartonella era prima inserito nel gruppo delle rickettsie, ma ne è stato escluso per la sua coltivabilità in terreni di coltura privi di cellule viventi; le vere rickettsie richiedono substrati cellulari per la crescita in vitro.
CARATTERISTICHE - Bacilli gram-negativi, aerobi obbligati, quasi sempre immobili, non­fermentanti non-ossidanti (inerti).
COLTIVAZIONE - Le bartonelle possono essere coltivate in vitro in terreni arricchiti con sangue (di uomo, di coniglio, di cavallo) o con siero (di coniglio), con atmosfera d'incubazione contenente il 5% di CO2. La temperatura ottimale per la crescita varia da 25 °C per Bartonella bacilliformis a 35-37 °C per le altre specie.
HABITAT E DIFFUSIONE - Le bartonelle si trasmettono per mezzo di artropodi vettori, per cui la diffusione del microrganismo è condizionata da quella del vettore.
PRINCIPALI PATOLOGIE - Diverse per ogni specie.
SENSIBILITÀ AGLI ANTIBIOTICI - Le bartonelle sono sensibili alla penicillina, alla streptomicina, alla tetraciclina ed al cloramfenicolo; quest'ultimo viene generalmente considerato il farmaco di scelta.
SPECIE DI ISOLAMENTO UMANO:
B. bacilliformis (dal lat. bacillum: bastoncello e dal suffisso -formis: a forma di). È l'unica specie del genere Bartonella mobile per un flagello polare. Bartonella bacilliformis infetta l'uomo tramite zanzare del genere Phlebotomus, in cui non è stato dimostrato alcun ciclo riproduttivo del microrganismo. La sua diffusione è limitata solo al continente sudamericano, in particolare al Perù, alla Colombia e all'Ecuador. Bartonella bacilliformis è l'agente eziologico di una bartonellosi che si manifesta clinicamente come un' anemia progressiva febbrile (febbre di Oroya) o come un'eruzione cutanea maculosa evolvente in forma nodulare (verruca peruviana), che si succedono di solito una dopo l'altra (se la prima non ha esito letale), mentre di rado si manifestano contemporaneamente; si può presentare anche la sola forma cutanea.
La febbre di Oroya ha un periodo d'incubazione di 15-40 giorni; essa si manifesta con brividi, febbre elevata, sudorazione, artromialgie, cefalea. L'affezione produce una grave anemia, rapida­mente progressiva che può arrivare fino a valori di 1.000.000 di eritrociti per mm3 ed anche meno. Bartonella bacilliformis, infatti, è parassita delle emazie: ogni eritrocita può contenere fino a varie decine di microrganismi e questo aspetto facilita la diagnosi mediante l'osservazione microscopica degli strisci di sangue. La letalità per la febbre di Oroya può giungere fino al 40%. La verruca si manifesta generalmente dopo circa un mese dall'apparente guarigione dalla febbre di Oroya. L'affezione è caratterizzata da un' eruzione cutanea diffusa, localizzata prevalentemente al volto; essa inizialmente è sotto forma di papule che evolvono successivamente in piccoli noduli cutanei (verruche), di colore rosso vivo; le verruche scompaiono dopo alcune settimane, senza lasciare cicatrici. Bartonella bacilliformis può essere isolata dal sangue e dalle cellule endoteliali dei linfonodi,della milza e del fegato nella febbre di Oroya; pure dal sangue e dalle eruzioni cutanee nella verruca peruviana.
B. clarridgeiae (dal nome del microbiologo J. E. Clarridge). Precedentemente considerata una sottospecie di Bartonella henselae (denominata Houston-2). È stata originariamente isolata dal gatto di un paziente con setticemia causata da Bartonella henselae; successivamente è stata ritrovata in cani randagi ed è stata considerata un possibile agente di malattia da graffio di gatto, oltre a Bartonella henselae e Afipia felis.
B. elizabethae (dal nome dell' ospedale Saint Elizabeth a Brighton nel Massachusetts, US.A.,dove questa specie è stata isolata per la prima volta). Precedentemente denominata Rochalimaea elizabethae. E stata isolata dal sangue di un paziente con endocardite e, successivamente, dalla vegetazione del tessuto aortico prelevato durante l'intervento di sostituzione della valvola tricuspide; il soggetto fu trattato per i primi sedici giorni con nafcillina e gentamicina per poi passare a vancomicina ed imipenem; dopo le dimissioni il trattamento antibiotico, costituito da cotrimossazolo, fu prolungato per cinque settimane.
B. henselae (dal nome della microbiologa D. M. Hensel, per il suo contributo all'isolamento e all'identificazione di questa specie). Precedentemente denominata Rochalimaea henselae. Bartonella henselae è stata isolata per la prima volta dal sangue di un paziente febbrile, tossicodipendente, sieropositivo per il virus dell'immunodeficienza umana, ricoverato in un ospedale di Houston negli U.S.A.
Bartonella henselae viene considerata il più frequente agente eziologico della malattia da graffio di gatto (altri possibili agenti sono Bartonella clarridgeiae e Afipia felis); essa infatti è stata isolata dai gatti e, in alcuni casi di malattia da graffio di gatto, sono stati evidenziati anticorpi specifici contro questa rickettsia. La malattia da graffio di gatto si presenta generalmente come una linfadenopatia regionale subacuta a guarigione spontanea. In una minoranza di casi, tuttavia, la malattia da graffio di gatto si estrinseca come una grave malattia sistemica oppure può dare qualche manifestazione atipica: sindrome oculoghiandolare di Parinaud (congiuntivite e linfadenite preauricolare), encefalopatia, neuroretinite, polmonite, osteomielite, eritema nodoso, artrite, porpora trombocitopenica.
E stato anche ipotizzato che l'angiomatosi epitelioide (o angiomatosi bacillare) sia una diversa manifestazione della malattia da graffio di gatto e che lo stesso agente eziologico sia responsabile di entrambe le affezioni; tuttavia anche Bartonella quintana è stata raramente ritrovata in casi di angiomatosi bacillare. Inizialmente quest'affezione fu riscontrata in pazienti affetti da AIDS e in soggetti sottoposti a trapianto d'organo; successivamente fu vista anche in soggetti immunocompetenti.
L'angiomatosi epitelioide o angiomatosi bacillare è un' affezione vascolare proliferativa, che nella maggior parte dei casi si manifesta come lesioni cutanee singole o multiple, che possono essere superficiali, dermiche o sottocutanee. La lesione primaria inizia con una papula, che poi aumenta di dimensioni fino a formare noduli arrotondati di colore dal rosso al viola-porpora; tali lesioni evolvono poi in ulcere e quindi formano una crosta. Le lesioni possono coinvolgere anche le mucose orali, anali, congiuntivali, respiratorie e gastrointestinali. 1'angiomatosi epitelioide è molto simile ad altre affezioni: granuloma piogenico, emangioma, tumori sottocutanei, sarcoma di Kaposi: la diagnosi differenziale si effettua con la dimostrazione dei batteri causali nei preparati istologici cutanei. Talvolta la malattia può avere una manifestazione extracutanea, coinvolgendo il cuore, il diaframma, il midollo osseo, il fegato e le vie biliari, la milza, i linfonodi e il sistema nervoso centrale; in qualche raro caso, questi sono gli unici organi colpiti, senza la manifestazione cutanea.
Bartonella henselae (e raramente Bartonella quintana) è responsabile anche della peliosi bacillare, una sindrome caratterizzata dalla formazione di aree cistiche ripiene di sangue nel parenchima dell' organo coinvolto; in tali raccolte cistiche si ritrovano i bacilli responsabili. Gli organi più frequentemente coinvolti sono il fegato e la milza, più raramente cuore, laringe, polmoni, ghiandole surrenali, cervice uterina, ovaie e altri. Prima dell' epidemia di AIDS, la peliosi epatica era stata raramente osservata in pazienti affetti da gravi malattie quali la tubercolosi e i tumori in stadio avanzato o anche in soggetti che facevano uso di steroidi come anabolizzanti. La peliosi bacillare si presenta con varia sintomato­logia: perdita di peso, dolore addorninale, nausea incoercibile, anemia, diarrea, febbre, epatospleno­megalia, linfadenopatia, elevati livelli di fosfatasi alcalina. Molti soggetti presentano contemporaneamente l'angiomatosi epitelioide e la peliosi bacillare; si ritiene infatti che la peliosi bacillare sia una manifestazione dell' angiomatosi bacillare localizzata agli organi interni. Bartonella henselae è molto sensibile agli antibiotici e nei pazienti con AIDS l'angiomatosi bacillare è stata facilmente risolta con antibiotici beta-lattamici o con eritromicina.
B. quintana (dal lat. quintanus: che riguarda il quinto). Precedentemente designata con vari altri nomi, tra cui Rickettsia quintana, Rickettsia pediculi, Rickettsia wolhynica, Rochalimaea quintana. È l'agente eziologico della febbre delle trincee (detta così perché conobbe una diffusione epidemica tra i soldati durante la I° guerra mondiale) o febbre volinica (detta così perché osservata per la prima volta tra i soldati che combattevano in Volinia, regione della Russia) o febbre quintana (detta così perché la febbre dura classicamente cinque giorni). L'uomo costituisce il serbatoio naturale della Bartonella quintana; questa viene trasmessa dal pidocchio (Pediculus humanus corporis), che ne costituisce il vettore. Il pidocchio è sensibile all'infezione, ammalandosi. Il ciclo infettivo inizia quando il pidocchio si nutre del sangue di un soggetto malato durante la fase febbrile. Il microrganismo viene eliminato con le feci, che costituiscono quindi la sorgente dell'infezione se si verifica una soluzione di continuo della cute quando un soggetto infestato dai pidocchi si gratta. Quindi, schematizzando, la catena di trasmissione è la seguente: ... Uomo - Pidocchio - Uomo - Pidocchio...
La febbre quintana, diffusa tra i soldati durante la I° guerra mondiale a causa di carenti condizioni igieniche, fece anche un' apparizione tra le truppe tedesche in Russia durante la II° guerra mondiale; attualmente si presenta in casi sporadici in Europa, in Africa, nel Nord-America ed è endemica in Messico.
Il periodo d'incubazione varia tra 10 e 30 giorni e l'esordio è brusco con cefalea, malessere generale,brividi, mialgie. La febbre è elevata e, se di tipo continuo, dura 5 giorni; può assumere però andamento ricorrente con episodi febbrili della durata di 2 giorni intervallati da periodi di apiressia di 4-5 giorni. Può comparire anche un esantema maculo-papuloso di breve durata, limitato solo al tronco.
Anche Bartonella quintana, oltre Bartonella henselae, è stata raramente ritrovata in casi di angiomatosi epitelioide e peliosi bacillare.
B. vinsonii (dal nome di J. W Vinson che, insieme a H. S. Fuller, per primo riuscì a coltivare le bartonelle su agar-sangue). Precedente denominazione: Rochalimaea vinsonii. È suddivisa in tre sottospecie: Bartonella vinsonii subsp. vinsonii, Bartonella vinsonii subsp. arupensis (dall'acronimo ARUP: Associated and Regional University Pathologists, la denominazione del laboratorio dove è stato isolato il ceppo umano di questa sottospecie), Bartonella vinsonii subsp. berkhoffii (dal nome del microbiologo veterinario H. A. Berkhoff, per le sue ricerche su numerose patologie di interesse veterinario, tra cui le infezioni da Bartonella negli animali domestici).
Per la sottospecie Bartonella vinsonii subsp. arupensis è stato finora registrato un solo isolamento umano, in un uomo di 62 anni che lavorava in una fattoria del Wyoming, ospedalizzato per un esordio brusco di una sintomatologia di cui i tratti più caratteristici erano: stato confusionale, difficoltà nella deambulazione, parestesia facciale, temperatura di 39 °C, diplopia bilaterale. l'agente infettante si sviluppò da un prelievo di sangue dopo sette giorni di incubazione. Le condizioni del paziente migliorarono rapidamente in seguito a terapia con ceftriaxone e prednisone. Qualche altro raro isolamento di Bartonella vinsonii subsp. arupensis è stato effettuato da topi della specie Peromyscus leucopus.
Anche per la sottospecie Bartonella vinsonii subsp. berkhoffii è stato riportato un solo isolamenro umano, in un cameriere portoghese di 35 anni residente a Londra, ricoverato in ospedale per difficoltà e dolori respiratori. Il paziente era afebbrile e le emocolture diedero esito negativo; tuttavia nel sangue erano presenti anticorpi anti-Bartonella. Successivi esami rivelarono un'insufficienza della valvola aortica, il che rese necessaria la sua sostituzione. La valvola naturale, all'esame istopatologico, si presentò alterata da una notevole vegetazione: la causa di questa endocardire fu ricercata con metodi colturali, che diedero esito negativo, e con metodi molecolari che rivelarono la presenza di DNA ascrivibile a Bartonella vinsonii subsp. berkhoffii. Il paziente possedeva un gatto e un cane, ma aveva trascorso il mese precedente al ricovero in Portogallo, dove aveva avuto contatti con un maiale, una mucca e un gallo; tutti questi animali potevano essere stati la fonte dell'infezione, ma su nessuno di questi fu effettuata la ricerca dell'agente infettante. In precedenza questa sottospecie era stata isolata dal sangue di un cane sano e di uno affetto da endocardite.