• Mycobacterium
dal gr.mùches: micete e bactérion: bastoncino).
TASSONOMIA - Genere appartenente alla famiglia delle Mycobacteriaceae, nel gruppo degli actinomiceti .
CARATTERISTICHE - Bacilli pleomorfi, gram-positivi, asporigeni, aerobi obbligati (ma qualche specie è microaerofila), immobili. Il pleomorfismo è dovuto al fatto che la loro crescita avviene normalmente sotto forma di filamenti talvolta ramificati (da cui il nome del genere che indica una qualche somiglianza coi miceti i quali, nella forma di muffe, presentano una morfologia filamentosa e ramificata), ma spesso questi si frammemano in bacilli o in coccobacilli.
I micobatteri sono caratterizzati da un elevato contenuto in lipidi (fino al 40% del peso secco della cellula), presenti nella parete cellulare, che spiega molte loro proprietà. La prima è la difficoltà nel colorare questi batteri col metodo di Gram, in quanto il colore penetra male dentro la cellula e viene trattenuto debolmente ed in maniera irregolare; essi vengono considerati gram-positivi in base alla struttura morfologica della parete cellulare; altra proprietà dovuta all'elevato contenuto in lipidi è l'acido-alcol resistenza; essa consiste nella capacità dei micobatteri di legare un colorante rosso, la fucsina basica, e di resistere alla successiva decolorazione con un acido minerale forte diluito (solitamente acido solforico o cloridrico) e con alcol etilico; quindi nel preparato microscopico le cellule dei micobatteri spiccheranno in rosso all'interno di un campo colorato variamente (blu, verde, giallo) ad opera di un successivo colorante di contrasto; il più frequentemente usato è il blu di metilene [metodi di Ziehl- Neelsen (colorazione a caldo) e di Kinyoun (colorazione a freddo)]
Un'altra tecnica usa, al posto della fucsina, un colorante fluorescente, l'auramina (di colore giallo), con l'eventuale aggiunta di rodamina (che potenzia il giallo rendendolo dorato); anche in questo caso si decolora con acido e alcol ma non si aggiunge un vero colorante di contrasto, bensì il permanganato di potassio che scurisce tutto lo sfondo su cui i micobatteri spiccheranno colorati in giallo-oro se osservati a luce ultravioletta.
Tuttavia l'acido-alcol resistenza può essere perduta, parzialmente o completamente, in certi stadi di crescita, da una variabile percentuale di cellule; ad esempio meno del 10% delle cellule di alcune specie a rapida crescita possono rimanere ancora acido-alcol resistenti.
All'osservazione microscopica dell'espettorato i micobatteri, soprattutto quelli tubercolari, spesso si ritrovano a gruppi di cellule parallele (disposizione "a mazzetto di sigari" o "a palizzata") ovvero due bacilli rimangono aderenti ad un'estremità (disposizione "a V" o "ad ali di uccello").
Un'ulteriore proprietà associata alla presenza di una sostanza di natura glicolipidica, detta "fattore cordale" (cord factor), è la tendenza dei bacilli tubercolari a crescere, soprattutto nei terreni liquidi, in ammassi cordonali serpentiniformi: questa proprietà viene persa se il glicolipide si estrae con adatti solventi (ad esempio, etere). Infine, sembra che alcuni sulfolipidi siano in qualche modo legati alla virulenza dei micobatteri, anche se non i soli responsabili; la tossicità dei sulfolipidi verrebbe poi potenziata dai glicolipidi che costituiscono il fattore cordale. Come detto, le sostanze più importanti e più abbondanti nella costituzione chimica dei micobatteri, che ne determinano molte sono i lipidi; questi tuttavia non sono altrettanto importanti dal punto di vista antigenico in quanto non sono immunogeni, anche se sembra che possano fungere da apteni. I lipidi dei micobatteri sono di due tipi:
1) Grassi: esteri di acidi grassi con trealosio; tra gli acidi grassi, alcuni sono piuttosto comuni (acido palmitico, oleico, linoleico), altri sono peculiari dei micobatteri (acido tubercolostearico e acido ftioico). Tra i grassi è da citare il dimicolil-trealosio che costituisce il cosiddetto "fattore cordale". Questo, oltre a determinare le già citate caratteristiche colturali, svolge un ruolo importante nella patogenicità dei micobatteri.
2) Cere: esteri di acidi grassi superiori (tra cui gli acidi micolici, presenti, oltre che nei micobatteri, anche nei membri dei generi Nocardia e Corynebacterium con alcoli superiori (cere propriamente dette) o con polisaccaridi (più propriamente denominati glicolipidi o, nel caso particolare dei micobatteri, micosidi). Le cere dei micobatteri sono state suddivise in quattro classi, denominate A, B, C e D; di queste, la più importante è la cera D che ha azione di adiuvante immunologico, cioè potenzia la produzione di anticorpi contro altri antigeni contemporaneamente presenti, soprattutto quelli di natura proteica. Gli antigeni polisaccaridici sono costituiti soprattutto da arabinogalattano; essi, dal punto di vista immunologico, sono degli apteni, cioè non sono capaci di stimolare la produzione di anticorpi da soli ma soltanto se inoculati insieme a tutta la cellula batterica. Gli antigeni proteici sono complessi e difficili da ottenere separatamente in forma purificata; essi da soli sono debolmente immunogeni, ma tale attività viene potenziata dalle cere della classe D che fungono da adiuvanti. Gli antigeni proteici sono responsabili dell'ipersensibilirà ritardata rivelata dal test della tubercolina.
Test della tubercolina. Una reattività immunologica alla tubercolosi può essere dimostrata mediante il test cutaneo della tubercolina. Il test viene effettuato iniettando in sede intradermica un materiale proteico estratto dal micobatterio tubercolare, detto tubercolina (Intradermoreazione alla Mantoux); si tratta in effetti non di una sola proteina ma di una miscela proteica, più modernamente designata con la sigla PPD (Purifìed Protein Derivative = estratto proteico purificato). Una reazione positiva sta a significare un'immunità cellulare nei confronti dei bacilli tubercolari; la positività è rivelata da una papula eritematosa nel punto di inondazione che si manifesta dopo 48-72 ore. Tale positività è dovuta ad un'infiltrazione di fagociti mononucleati e di linfociti T. Nell’interpretazione della intradermoreazione alla Mantoux, la positività viene definita impiegando 3 distinti cut off: = 5 mm, =10 mm, = 15 mm. Un incremento dell’area infiltrata pari a 10 mm rispetto ad un test precedente eseguito negli ultimi 2 anni, è indicativo di infezione recente e si definisce cuticonversione.
Il test alla tubercolina è il metodo più largamente usato per la diagnosi di infezione tubercolare. Esso comunque rivela solo un'ipersensibilirà ritardata e non indica uno stato di malattia attiva: tuttavia è molto utile nello screening di massa, in quanto identifica i soggetti da sottoporre a vaccinazione (tubercolino-negativi).
Lo scopo dello screening è l’identificazione tempestiva di casi di TB attiva e l’individuazione dei portatori di infezione TB latente finalizzata al loro trattamento per prevenire l’evoluzione dell’infezione in malattia. Strumenti dello screening sono:
A) Intradermoreazione alla Mantoux
B) Test immunologici in vitro (IGRA-Interferon Gamma Release Assay - Quantiferon)
C) Radiografia del torace
Gli IGRA offrono nuove opzioni per la diagnosi dell’infezione TB latente, finora basata prevalentemente sul test tubercolinico cutaneo, rispetto al quale presentano alcuni vantaggi:
- maggiore specificità (gli IGRA non sono influenzati da precedenti vaccinazioni con BCG e dalle infezioni della maggior parte dei micobatteri non tubercolari (eccetto M. kansasii, M. szulgai e M. marinum).
- standardizzazione delle procedure esecutive e dei reagenti ed interpretazione del risultato svincolata dalla soggettività della lettura.
Si usa denominare i micobatteri diversi da Mycobacterium tuberculosis, Mycobacterium bovis e Mycobacterium africanum come micobatteri "atipici", "anonimi" o "non classificati": è consigliabile tuttavia abbandonare questa terminologia, che non ha signifìcato dal punto di vista clinico e che può generare confusione, ed eventualmente contrassegnare come ”micobarteri patogeni non tubercolari" tutte quelle specie che danno nell'uomo affezioni simil-tubercolari ma che sono diverse dalle specie classicamente responsabili della tubercolosi umana (Mycobacterium tuberculosis, Mycobacterium bovis e Mycobacterium africanum). Quest'ultima terminologia corrisponderebbe, con buona approssimazione, alla sigla MOTT (Mycobacteria Other Than Tuberculosis bacilli = micobatteri diversi dai bacilli tubercolari).
Qualche altro Autore preferisce denominare "micobatteri ambientali" le specie diverse da Mycobacterium tuberculosis e da quelle ad esso strettamente correlate, a causa, appunto, della loro diffusione nell'ambiente (acque, suolo, vegetazione). È da notare che attualmente l'incidenza relativa di affezioni causate da micobatteri diversi da Mycobacterium tuberculosis è in aumento, particolarmente nei pazienti colpiti da AIDS. Inoltre, il contagio interumano per i micobatteri non tubercolari è molto raro, al contrario di ciò che avviene per Mycobacterium tuberculosis, i micobatteri non tubercolari sono tra le principali cause di linfadeniti cervicali tra i bambini in età pre-scolare, soprattutto immunodepressi. La presenza di tali batteri nel suolo, nella polvere, nei cibi e negli animali domestici, insieme con la tendenza dei bambini a mettere in bocca oggetti potenzialmente contaminati, ha fatto ipotizzare ad alcuni ricercatori che la porta d'ingresso sia rappresentata dalla mucosa orale e particolarmente dalle gengive durante l'eruzione dentaria.
In base alle loro somiglianze bio-fisiologiche, le diverse specie di micobatteri venivano riunite in gruppi denominati complessi che prendevano il nome dalla specie più rappresentativa. Tale classificazione tende ad assumere una sempre minore importanza e attualmente i complessi che vengono ancora citati nella letteratura medica sono:
- complesso del Mycobacterium avium (MAC = Mycobacterium avium complex), che comprende Mycobacterium avium e Mycobacterium intracellulare;
- complesso del Mycobacterium tuberculosis, che comprende Mycobacterium africanum, Mycobacterium bovis, Mycobacterium microti, Mycobacterium tuberculosis;
- complesso del Mycobacterium fortuitum, che comprende Mycobacterium abscessus, Mycobacterium chelonae, Mycobacterium fortuitum, Mycobacterium genavense, Mycobacterium immunogenum, Mycobacterium mucogenicum, Mycobacterium peregrinum.
COLTIVAZIONE - Il genere Mycobacterium include specie che differiscono per le loro esigenze nutritive e quindi per la loro coltivazione: alcune specie crescono su terreni di coltura di composizione molto semplice, altre necessitano di terreni arricchiti con particolari sostanze (uova, glicerina, fecola di patate, albumina, acido oleico, idrolisato di caseina, sali vari, vitamine, ecc.), altre ancora non si possono coltivare se non in cellule viventi. In generale, la crescita dei micobatteri è piuttosto lenta e, spesso, molto lenta; nei terreni di coltura si possono osservare colonie dopo incubazione variabile da due-tre giorni ad otto settimane e anche più. Il motivo di ciò è legato al tempo di generazione (cioè di divisione cellulare) che varia, secondo la specie, da 2 a più di 20 ore. Tra i principali terreni di coltura per l'isolamento dei micobatteri sono da citare:
a) Terreno di Lowenstein-Jensen, che contiene, tra l'altro, asparagina, fecola di patate, glicerolo e uovo quali fattori di crescita necessari per il metabolismo dei micobatteri: la coagulazione dell'albumina dell'uovo durante la sterilizzazione rende solido il terreno di coltura. E’ inoltre presente un colorante, il verde di malachite, che serve ad ottenere una parziale inibizione della flora batterica concomitante in un materiale patologico polimicrobico.
b) Terreno di Petragnani, che contiene le stesse sostanze fondamentali del terreno di Lowenstein Jensen, ma è ulteriormente arricchito da estratto pancreatico di caseina e latte scremato; inoltre risulta ancora più selettivo nei confronti della flora batterica contaminante per una maggiore concentrazione del verde di malachite.
c) Oltre i terreni che contengono principalmente componenti naturali (in cui, quindi, la presenza di alcune sostanze nutritive è soggetta ad una certa variabilità, secondo l'origine dei componenti naturali), ne sono stati realizzati altri, sintetici, i cui componenti sono sostanze chimiche in quantità ben definita: terreno di Middlebrook e Cohn 7H10, agar di Middlebrook 7H11 e altri.
Il materiale patologico da seminare per l'isolamemo dei micobatteri è frequentemente contaminato da altra flora batterica, esso quindi richiede un adeguato trattamento per eliminare la flora concomitante che, essendo a crescita più rapida dei micobatteri, finirebbe per impedirne lo sviluppo invadendo tutto il terreno di coltura. Se poi quest'ultimo è a base di uovo, può facilmente essere fluidifìcato per la produzione di enzimi proteolitici da parte della flora contaminante. Infine, nel caso di tubercolosi polmonare, il materiale patologico è più frequentemente costituito da espettorato denso e vischioso, difficile da maneggiare e da seminare; se ne rende quindi necessaria la fluidificazione. Il trattamento di fluidificazione e di decontaminazione dalla flora batterica concomitame è reso possibile per la relativa resistenza dei micobatteri e può essere effettuato con diversi composti: idrato di sodio (da solo o associato a varie altre sostanze: acetilcisteina, ditiotreitolo, cloruro di cetilpiridinio), fosfato trisodico (da solo o con l'addizione di cloruro di benzalconio).
Alcuni materiali, prelevati asetticamente, non richiedono decontaminazione: campioni chirurgici, liquido cefalo-rachidiano o sinoviale, biopsie epatiche, polmonari e renali. Secondo la velocità di crescita è in uso suddividere le specie appartenenti al genere Mycobacterium in tre categorie:
- specie a lenta crescita (si osservano colonie solo dopo sette giorni o più),
- specie a rapida crescita (si osservano colonie in meno di sette giorni),
- specie con particolari esigenze di crescita o che finora non è stato possibile coltivare in vitro.
I motivi della marcata dicotomia tra specie a lenta crescita e specie a rapida crescita non sono stati ancora ben chiariti, ma sembra che possano essere messi in relazione con la permeabilità cellulare, a sua volta condizionata dalla presenza di lipidi nella parete cellulare.
Nel 1967 un Autore giapponese, M. Tsukamura, avanzò la proposta, in seguito non accettata, di suddividere il genere Mycobacterium in due sottogeneri: Mycobacterium (comprendente specie a lenta crescita) e Mycomycobacterium (comprendente specie a rapida crescita); la distinzione veniva effettuata non solo in base alla velocità di crescita ma anche in base ad altre caratteristiche. Studi successivi hanno confermato la netta differenza esistente tra specie a lenta crescita e specie a rapida crescita; queste ultime poi mostrano notevoli somiglianze con quelle dei generi Rhodococcus e Nocardia.
Le colonie dei micobatteri possono presentare una pigmentazione di colore variabile dal giallo all'arancione intenso, dovuta alla produzione di cristalli di carotene; in base a questa proprietà si possono distinguere due gruppi: specie fotocromogene (è necessaria la luce per la formazione di pigmento) e specie scotocromogene (il pigmento si forma sia alla luce che al buio); in altre specie la pigmentazione è assente o sporadica.
Nel 1959 il botanico E. Runyon propose una classificazione che, in base alla velocità di crescita e alla cromogenia, divideva le specie di Mycobacterium di isolamento umano in quattro gruppi:
- Gruppo I: specie fotocromogene a lenta crescita;
- Gruppo Il: specie scotocromogene a lenta crescita;
- Gruppo III: specie non cromogene a lenta crescita;
- Gruppo IV: specie (pigmentate e non) a rapida crescita.
Tuttavia questa classificazione non è netta in quanto certe specie possono appartenere a più di un gruppo contemporaneamente (ad esempio: Mycobacterium szulgai, a lenta crescita, è scotocromogeno se incubato a 37°C ma fotocromogeno se incubato a 22-25 °C, Mycobacterium kansasii presenta sia ceppi scotocromogeni che ceppi non cromogeni) oppure possono essere pigmentare in modo leggero, il che può indurre in errori di interpretazione e quindi di classificazione. Inoltre, in questa classificazione non sono compresi Mycobacterium leprae, Mycobacterium ulcerans, Mycobacterium africanum, Mycobacterium tuberculosis e Mycobacterium bovis. In pratica, la classificazione di Runyon ha ormai un interesse storico.
Altri due Autori, Woods e Washington, hanno rielaborato una classificazione pratica formulata nel 1979 da Wolinski e hanno proposto nel 1987 una classificazione che non considera più la pigmentazione ma è basata sulla velocità di crescita di ogni specie e sulla correlazione alle possibili malattie associate; tale classificazione prevede quattro categorie:
- specie potenzialmente patogene per l'uomo;
- specie saprofite che raramente causano malattie nell'uomo;
- specie con velocità intermedia di crescita;
- specie a rapida crescita.
HABlTAT E DIFFUSIONE - I micobatteri si ritrovano nel suolo, nelle acque, negli animali a sangue freddo ed a sangue caldo. I micobatteri ambientali sono capaci di degradare alcuni composti xenobiotici, cioè sostanze inquinanti: vari idrocarburi policiclici aromatici e policlorofenoli. Sebbene abbiano quasi lo stesso grado di resistenza al calore e ai raggi ultravioletti degli altri batteri, i batteri sono più resistenti all'essiccamento e ai disinfettanti chimici, il che, molto probabilmente, è imputabile all'alto contenuto di lipidi. PRINCIPALI PATOLOGIE - Diverse per ogni specie.
SENSIBILITÀ AGLI ANTIBIOTICI - I farmaci considerati di prima scelta per la terapia delle infezioni da micobatteri, ed in particolare per quelli tubercolari, sono: streptomicina, isoniazide, rifampicina, etambutolo e pirazinamide; quelli considerati di seconda scelta sono: acido para-aminosalicilico, etionamide, capreomicina, cicloserina, kanamicina, amikacina, ciprofloxacina, ofloxacina, moxifloxacina. La maggior parte dei casi diagnosticati di tubercolosi verranno trattati con tre o più dei fàrmaci antitubercolari di prima scelta. L’associazione tra farmaci si rende necessaria per diminuire la probabilità dell'insorgere di mutanti resistenti; infatti, ad esempio, si stima che, in coltura di bacilli tubercolari, la frequenza di mutanti resistenti all'isoniazide sia di l su 105 e a di mutanti resistenti alla streptomicina sia di l su 106, mentre la frequenza di mutanti resistenti ad entrambi i farmaci si abbassa ad 1 su 1011
Per tutti i ceppi isolati è necessario saggiare la sensibilità ai farmaci, in particolare se il paziente è stato sottoposto a precedente terapia amitubercolare; ma in ogni caso non occorre attendere il risultato del saggio di sensibilità per iniziare la terapia. Al contrario, è importante determinare la sensibilità del ceppo responsabile sia ai farmaci di prima che a quelli di seconda scelta, la relativa minima concentrazione inibente, se il paziente è stato già sottoposto a terapia tubercolare, dal momento che facilmenre si instaurano fenomeni di resistenza, oppure se il paziente mostra ricadute durante la terapia o se l'esame colturale non diventa negativo entro 4-6 settimane dall'inizio del trattamento o se il paziente è affetto da infezione da micobatteri diversi da quelli tubercolari. Le istituzioni internazionali più autorevoli consigliano di effettuare i test di sensibilità sui ceppi isolati per la prima volta da tutti i pazienti, in modo da anticipare l'efficacia della terapia.
Per i micobatteri a lenta crescita non possono essere usate le tecniche convenzionali di antibiogramma in solido, con diffusione dell'antibiotico da dischetti di carta, in cui la sensibilità batterica viene calcolata misurando l'alone di inibizione della crescita batterica che si forma attorno ai dischetti, poichè prima che il micobatterio riesca a crescere, l'antibiotico diffonderebbe completamente dal dischetto nel terreno, senza rimanere confinato ad una zona limitata (quella che, approssimativamente, produrrebbe l'alone di inibizione). Per i micobatteri a lenta crescita si utilizzano quindi tecniche particolari per la determinazione della minima concentrazione inibente diverse da quelle usate per tutti gli altri micobatteri, incorporando concentrazioni diverse del farmaco in vari tubi o piastre contenenti un terreno solido; quest'ultimo dovrà avere una composizione particolare tale da soddisfare le esigenze nutritive, di solito notevolmente complesse, dei micobatteri e contemporaneamente da non interferire col farmaco saggiato.
I micobatteri a rapida crescita (M. abscessus, M. chelonae, M. fortuitum) sono resistenti in vitro ai classici farmaci antitubercolari, anche se i soggetti trattati possono rispondere ad una terapia multipla con questi stessi farmaci; quindi accade che i risultati del saggio di sensibilità in vitro non corrispondono perfettamente ai risultati del trattamento in vivo. Con i micobatteri non tubercolari o il Mycobacterium tuberculosis resistente a rifampicina si possono ottenere buoni risultati terapeutici con la rifabutina.
SPECIE DI ISOLAMENTO UMANO:
M. abscessus (dal lat. abscessus: ascesso). Le sue caratteristiche sono sovrapponibili a quelle di Mycobacterium chelonae, di cui era precedentemente considerato una sottospecie (Mycobacterium subsp. abscessus) , e soprattutto a quelle della nuova specie Mycobacterium immunogenum. Mycobacterium abscessus è responsabile di circa il 90% delle affezioni polmonari croniche dovute a micobatteri a rapida crescita ed è anche frequente causa di infezioni di ferite traumatiche.
M. acapulcense: v. Mycobacterium flavescens.
M. africanum (dal lat. africanus: africano). Cresce alla temperatura ottimale di 37°C in 21 giorni o più; non è cromogeno. Diffuso nell'Africa settentrionale e centrale, causa tubercolosi nell'uomo. Ha caratteristiche intermedie tra Mycobacterium bovis e Mycobacterium tuberculosis e perciò la sua classificazione come specie distinta è ancora in discussione; è probabile, quindi, che Mycobacterium africanum debba essere considerato come una varietà oppure una sottospecie di Mycobacterium tuberculosis.
M. aichiense: v. Gordonia aichiensis.
M. alvei (dal lat, alveus: alveo). Cresce alla temperatura ottimale di 30°C in 4-5 giorni, in 10- 15 giorni alla temperatura di 37 cc. È una specie rappresentata da sei ceppi, di cui tre isolati dall'alveo del fìume Llobregat in Spagna, uno dal suolo e due da espettorati.
M. aquae: v. Mycobacterium gordonae.
M. asiaticum (dal lat. asiaticus: asiatico). Cresce alla temperatura ottirnale di 37°C in 14-21 giorni; è fotocromogeno. È stato trovato nelle scimmie,ma sei ceppi sono stati isolati dall'uomo. tutti dall'espettoraro (cinque in Australia e uno a Los Angeles); di questi, tre sono stati considerati semplici contaminanti e tre sono stati reputati gli agemi eziologici di patologie polmonari. Un altro ceppo è stato isolato da un caso di borsite dell'olecrano. Successivamente altri sporadici isolamenti sono stati effettuati da pazienti con affezioni respiratorie.
M. auratum: v. Mycobacterium flavescens.
M. aureum (dal lat. aureus: dorato). Cresce alla temperatura ottimale di 37°C in circa 5 giorni. È stato isolato dall'espettorato, ma non sembra essere patogeno; si ritrova anche nel suolo.
M. avium (dal lat. avis: uccello). Cresce alla temperatura ortimale di 37°C in 7 o più giorni; non è cromogeno. Detto anche "bacillo della tubercolosi aviaria", provoca tubercolosi nel pollame e in altri uccelli, ma alcuni ceppi sostengono nell'uomo affezioni polmonari il cui quadro clinico è praticamente indistinguibile da quello prodotto da Mycobacterium tubercolosis. Sebbene Mycobacterium avium sia stato considerato in passato una varietà aviaria del bacillo tubercolare, le attuali vedute mostrano chiaramente che questa specie è nettamente distinta da Mycobncterium tuberculosis; in effetti i ceppi di Mycobacterium avium isolati dall'uomo sono più simili a Mycobacterium intracellulare. La somiglianza di Mycobacterium avium con Mycobacterium intracellulare ed anche con Mycobacterium scrofulaceum ha portato alla coniazione del termine "complesso Mycobacterium avium-intracellulare-scrofulaceum" o "complesso MAIS"; tuttavia, successivamenre, Mycobacterium scrofulaceum, in base all'analisi degli acidi nucleici, è stato rimosso da questo complesso. Attualmente, quindi, è frequente trovare, nella letteratura medica, la sigla MAC: Mycobacterium avium complex - complesso del Mycobacterium avium, che comprende questo e Mycobacterium intracellulare. Delle due specie del complesso, Mycobacterium avium è di gran lunga la più diffusa. Il complesso Mycobacterium avium-intracellulare è al secondo posto, dopo Mycobacterium tuberculosis, come frequenza di isolamenti da pazienti con affezioni polmonari croniche (soggetti con enfiserna e silicosi) e da pazienti affetti da morbo di Hodgkin. Inoltre negli ultimi anni i membri del complesso del Mycobacterium avium vengono sempre più frequentemente isolati da ospiti immunocompromessi: in alcune casistiche questi micobatteri sono stati trovati come causa di infezioni disseminate nel 15-50% dei pazienti affetti da AIDS. Si presume che la sorgente dell'infezione sia ambientale, dal momento che questi microrganismi sono largamente diffusi nell'ambiente: acque dolci e salate, suolo, polvere degli ambienti domestici. Tuttavia, poiché i maggiori isolamenti di Mycobacterium avium in pazienti affetti da AIDS sono stati effettuati dal sangue e, con relativa frequenza, anche dal tratto intestinale, si suppone che l'infezione possa contrarsi per via digestiva attraverso lesioni anorettali. La frequenza di isolamento del complesso Mycobacteriurn avium-intracellulare è in aumento anche nella popolazione immunocomperenre; in molte zone degli U.S.A. le affezioni polmonari causate da queste due specie sono diffuse quanto la tubercolosi polmonare.
Il complesso MAC è la principale causa linfadenite localizzata nei bambini, soprattutto nelle età comprese tra uno e cinque anni; i linfonodi più frequentemente coinvolti sono quelli dell'area sottomandibolare, sottomascellare e preauricolare.
Le infezioni sono difficili da curare a causa dell'elevata resistenza a parecchi dei classici farmaci antitubercolari. Le setticemie da Mycobacterium avium-intracellulare sono state spesso risolte con una combinazione tra amikacina, etambutolo, rifampicina e ciprofloxacina, ma in molti pazienti con riscontrata risposta alla terapia o si sono verificate recidive; altri antibiotici dimostratisi efficaci, anche nella profilassi delle infezioni disseminate, sono la rifabutina, la claritromicina e l'azitromicina.
È stata ipotizzara un'interessante via di trasmissione tramite sigarette nell'infezione da Mycobacterium avium, scaturita dall'osservazione che, in 19 pazienti affetti da proteinosi polmonare alveolare, questo microrganismo fu isolato dal liquido di lavaggio broncoalveolare di 8 su 14 soggetti fumatori, mentre non fu isolato dai 5 soggetti non fumatori. Mycobacterium avium fu isolato anche dal tabacco, dalla carta e dal filtro di alcune diffuse marche di sigarette prelevate da pacchetti appena aperti; ancora più sorprendente il fatto che anche dai fìlrri di sigarette fumate furono isolati batteri vitali, che quindi erano sopravvissuti ai fumi e alle alte temperature di questi. La specie Mycobacterium avium è stata suddivisa in tre sottospecie:
Mycobacterium avium subsp. avium, Mycobacterium avium subsp. paratuberculosis (dal gr. para: vicino, simile a; dal lat. tuberculum, diminutivo di tuber: piccola protuberanza; dal suffisso gr. osis a sua volta derivante dal verbo eimi: io sono, che indica uno stato, una condizione) e Mycobacterium avium subsp. silvaticum (dal lat. silvaticus: selvatico).
Mycobacteriurn avium subsp. avium si ritrova frequentememe nell'ambiente ed è agente di tubercolosi negli uccelli nonché in bovini, ovini, caprini, suini, gatti e altri animali; provoca malattie nell'uomo: principalmente infezioni respiratorie negli adulti, adenopatie nei bambini e infezioni disseminate nei soggeni affetti da AIDS .
Mycobacterium avium subsp.paratuberculosis era precedentemente classificato come specie, Mycobacterium paratuberculosis, ed è comunemente detto "bacillo di Johne". E' di difficile coltivazione: cresce in 3-4 mesi in primo isolamenro e in 3-6 settimane nelle subcolture. Non è stato isolato dall'ambiente; è agente eziologico della malattia di Johne, un'ileite granulomatosa che colpisce vari ruminanti e che si manifesta con diarrea cronica e febbre interrni intermittente. Numerosi Autori hanno messo in relazione Mycobacterium avium subsp. paratuberculosis (o bacilli molto simili a questa sottospecie) con il morbo di Crohn, in alcuni casi per isolamenro diretto del batterio, in altri per dimostrazione indiretta.
Ad esempio, un recente studio italiano, effettuato con metodi di biologia molecolare, ha rilevato la presenza del DNA di Mycobactcrium avium subsp. paratuberculosis in oltre il 70% di 48 campioni di tessuti granulomatosi gastrointestinali ottenuti per resezione chirurgica da 33 pazienti affetti da morbo di Crohn. Gli Autori dello studio hanno iporizzato che l'infezione possa essere sostenuta da ceppi privi di parete cellulare, poiché negli stessi campioni non furono osservati bacilli acido-alcol resistenti; non può, tuttavia, escludersi che questi siano sfuggiti all'osservazione microscopica in quanto presenti in basso numero.
Un altro studio, effettuato quasi contemporaneamente da altri Autori con lo stesso metodo, ha appurato una positivirà del 40% per Mycobacterium avium subsp. paratuberculosis nei tessuti granulomalosi di pazienti affetti da morbo di Crohn . Mycobacterium avium subsp. silvaticum non è stato isolato dall'ambiente ed è patogeno per gli uccelli (in cui causa la tubercolosi) e per vari mammiferi (in cui può causare un'enterire analoga alla malattia di Johne).
M. balnei: v. Mycobacterium marinum.
M. bohemicum (dal lat. "bohemicus": della Boemia, regione storica della Repubblica Ceca, dove è stata isolata questa specie). Cresce alla temperamra orrimale di 37°C in 4-6 settimane; è scotocromogeno. È rappresentato da tre ceppi isolati consecutivamente dall'espettorato di un paziente di 53 anni con sindrome di Down e affezione similtubercolare. Mycobactcrium bohemicum è sensibile a cicloserina, gentamicina, amikacina, pirazinamide e c1aritromicina; resistente ad isoniazide, rifampicina, streptornicina, etambutolo e ciprofloxacina.
M. borstelense: v. Mycobacterium chelonae.
M. bovis (dal lat. bos: bue). Cresce alla temperatura ottimale di 3 °C in 21 o più giorni; non è cromogeno. ma sua somiglianza con Mycobacterium tuberculosis è notevole ed è quindi probabile che Mycobacterium bovis debba essere considerato come una varietà oppure una sottospecie di Mycobacterium tuberculosis. Mycobacterium bovis produce tubercolosi nei bovini, in altri ruminanti sia domestici che selvatici, nell'uomo e in altri primati, nei carnivori compresi cani e gatti, nei maiali e nei pappagalli; per gli animali è più patogeno di Mycobacterium tuberculosis.
L'infezione, il cui quadro clinico è praticamente indistinguibile da quello provocato da Mycobacterium tuberculosis, viene trasmessa all'uomo attraverso il latte crudo e i suoi derivati; attualmente però l'incidenza di questo tipo di contagio è diventata molto bassa in seguito alla pratica della pastorizzazione del latte e al controllo e all'eradicazionc della malattia nei bovini.
Il bacillo di Calmette-Guerin (BCC) è un ceppo di Mycobacterium bovis reso completamente apatogeno nell'arco di 13 anni mediante 230 passaggi in un terreno costituito da bile, glicerina, patata; è usato nella vaccinazione contro la tubercolosi.
M. branderi (dal nome del microbiologo E. Brander, che diresse il laborarorio di micobatteriologia dell'Istituto Nazionale di Salute Pubblica a Helsinki, in Finlandia, e che raccolse i ceppi costituenti questa specie). Cresce tra 25 e 45°C, con un optimum a 37-45 °C, in 2-3 settimane; non cromogeno. Questa specie era rappresentata, al momento della sua descrizione, da quattordici ceppi ottenuti da pazienti, tutti affetti da lesioni polmonari cavitarie similtubercolari. Recentemente però è stato descritto un caso di infezione cutanea in una donna di 52 anni che inizialmente accusò un gonfìore al polso ed al mignolo destri; dopo cinque mesi quest'ultimo evolvette in ulcerazio e dopo un altro mese la paziente presentò dei noduli sottocutanei ulcerati con tenosinovite al mignolo ed al polso: all'iniziale terapia con claritromicina e co-trimossazolo fu aggiunta, dopo un paio di sertimane, anche la ciprofloxacina e, nel giro di sei settimane, si registrò un netto miglioramento seguito nel tempo da definitiva guarigione.
Mycobacterium branderi mostra somiglianze con Mycobacterium celatum e Mycobacterium xenopi. E' resistente a isoniazide, rifampicina, pirazinamide, cicloserina; sensibile ad etambutolo, streptomicina, etionamide e capreomicina.
M. brumae (dal lat. bruma: inverno; con riferimento al periodo dell'anno in cui il primo ceppo di questa specie è stato isolato). Cresce alla temperatura animale di 30-37 °C in meno di 5 giorni. E' una specie trovata in Spagna, è rappresentata da undici ceppi, di cui otto isolati dalle acque fiume Llobregat (nei pressi di Barcellona), due dal suolo e uno da un campione di espettoraro.
M. brunense: v. Mycobacterium intracellulare.
M. buruli: v. Mycobacterium ulcerans.
M. canettii (dal nome di G. Canetti, ricercatore dell'Istituto Pasteur di Parigi, che isolò il primo ceppo). E' una specie proposta ma ancora non ufficialmente accettata, inizialmente ritenuta variante o una sottospecie di Mycobacterium tuberculosis, isolata per la prima volta nel 1969 da un agricoltore di 20 anni affetto da tubercolosi polmonare. Nello stesso anno un altro ceppo fu isolato un uomo di 54 anni, impiegato di un'industria casearia, che aveva vissuto in Madagascar, affetto anch'egli da tubercolosi polmonare. L'anno successivo, un terzo ceppo fu isolato a Papeete, in Polinesia francese, da un paziente che accusava un'adenite ascellare. Un quarto ceppo fu isolato presso l'Istituto Pasteur nel 1991, mentre del 1993 è l'isolamento di un altro ceppo da un linfonodo di un bambino somalo di 2 anni da poco trasferirosi in Olanda. Infine nel 1998 è stata riportata la segnalazione di un ceppo isolato da un paziente svizzero che aveva contratto l'infezione in Africa. La principale caratteristica della maggior pane dei ceppi di Mycobacterium canettii è la morfologia liscia e lucida delle colonie, in contrasto con quella di Mycobacterium tuberculosis le cui col sono rugose e opache; tale aspetto sembra dovuto ad una grande quantità di lipo-oligosaccaridi associati alla parete cellulare. Mycobacterium canettii è resistente a streptomicina e pirazinamide; sensibile a cicloserina, isoniazide rifampicina, ciprofoxacina, ofloxacina,kanamicina, amikacina, clofazimina, rifabutina ed etambutolo.
M. celatum (dal lat. celatus: nascosto; con riferimento al fatto che questa specie era an rimasta sconosciuta tra i micobarrcri patogeni). Cresce alla temperatura ortimale di 37°C in - settimane; non è cromogeno. Mycobacterium celatum mostra somiglianze soprattutto Mycobacterium xenopi, ma anche col complesso del Mycobacterium avium, con Mycobacterium malmoense e con Mycobacterium shimoidei. La maggior parte dei ceppi di Mycobacterium cela stata isolata (negli USA, in Finlandia e in Somalia) dall'espcrroraro o dal lavaggio branchi pazienti con patologie respiratorie, sia positivi che negativi per HIV e talvolta con AIDS conci sono stati anche segnalati rari isolamenri dal sangue, dalle feci, da lesioni curanee, spesso in p ti con AIDS. Tutti i ceppi di Mycobacterium celatum sono resistenti ai farmaci antitubercolari scelta (ad eccezione della streptomicina); molti ceppi sono resistenti anche ai farmaci di seconda linea.
M. chelonae (dal gr. chelone : testuggine). Cresce alla temperatura ottimale di 37 °C in 3-5 giorni; non è cromogeno. Questa specie era suddivisa in due sotrospecie: Mycobacterium chelonae subsp. chelonae (precedentemente designata col nome di Mycobacterium borstelense Mycobacterium chelonae subsp. abscessus (precedentemente designata coi nomi di Mycobacterium abscessus e Mycobacterium runyonii), ma entrambe le sottospecie sono state riportate al rango di specie come Mycobacterium chelonae e Mycobactcrium abscessus. Mycobacterium chelonae è stato talvolta isolato dall'espettorato (con e senza relativa affezione polmonare), ha prodotto anche qualche raro caso di sinovite al ginocchio, di affezioni corneali e di ascessi alla regione glutea in corrispondenza di piccole lesioni prodotte da aghi di siringa.
Tuttavia esso viene segnalato, con sempre maggiore frequenza, in ospiti compromessi per trattamento di emodialisi o per interventi di cardiochirurgia o in soggetti immunosoppressi; in questi ultimi l'infezione più frequente si manifesta come noduli cutanei disseminati. Mycobacterium chelonae mostra completa resistenza ai classici farmaci antitubercolari e pertanto richiede una terapia con altri antibiotici che risultano più efficaci: sulfamidici, trimetoprim, doxiciclina, minociclina, kanamicina, claritrornicina.
M. chubuense: v. Gordonia sputi.
M. confluentis (dall'originaria radice latina del nome della città di Koblenz, in Germania, dove questa specie è stata ritrovata). Cresce alla temperatura ortimale di 37°C in 2-4 giorni. Questa pecie è finora rappresentara da un solo ceppo isolato dall'esperrorato di un soggetto in buona salute. Mycobacterium confluentis è sensibile ai classici farmaci anrirubercolari.
M. conspicuum (dal lat. conspicuus: cospicuo, ragguardevole; con riferimento al suo peculiare e unico profilo biochimico). Cresce alla temperatura ottimale di 22-31 °C in 2-3 settimane, non resce a 37 "C se non in terreni liquidi; non è cromogeno. È una specie, rappresentata da soli due ceppi, che sembra produrre infezioni sistemiche. Un ceppo è stato isolato da un uomo di 27 anni con un'immunodeficienza cellulare di origine sconosciuta, non dovuta all'HIV per il quale il soggetto era siero logicamente negativo; il paziente presentava inizialmente una polmonite che fu tratrata con segni di miglioramento, ma dopo tre mesi accusò lesioni cutanee multiple: Mycobacterium conspicuum fu isolato dal liquido pleurico, dall'espettorato, dalle lesioni cutanee e dalle feci. Un secondo ceppo è stato isolato da un tossicodipendente di 24 anni, positivo per l'HIV; in questo caso Mycobacterium conspicuum fu isolato dall'espettorato, dal sangue e dalle feci. Mycobacterium conspicuum è resistente alla pirazinamide, sensibile a clofazimina, rifabutina, sparfloxacina.
M. doricum (dal lat. Dorica, antico nome della città di Ancona, in cui questa specie è stata isolata). Cresce alla temperarura di 25-37 °C in due settimane; è scotocromogeno, con colonie forremente pigmenrate in giallo. Mediante l'analisi dell'RNA ribosomiale Mycobacterium doricum è risultato correlato a Mycobacterium thermoresistibile, Mycobacterium flavescens, Mycobacterium smegmatis e Mycobacteriurn tusciae. E' rappresentare da un solo ceppo isolaro dal liquor di un omosessuale di 50 anni affetto da AIDS, già ripetutamente trattato per polmonite da Pneumocystis carinii. Oltre a Mycobacterium doricum, nel liquor fu riscontrata sierologicamente la presenza di Cryptococcus neoformans, un micete che fu anche isolato dal sangue; il paziente morì nonostante la terapia con antimicotici. Mycobacterium doricum è sensibile a numerosi antibiotici: amikacina, streptomicina, azitromicina, claritromicina, ciprofloxacina, ofloxacina, sparfloxacina, clofazimina, etambutolo, isoniazide, rifampicina, rifabutina. M. duvalii (dal nome di C. W Duval, che ne riferì la scoperta in una pubblicazione del 1912). Cresce alla temperatura ottirnale di 37°C in circa 7 giorni. E stato isolato, in tempi non recenti, da affèzioni cutanee molto simili a quelle della lebbra e infatti i quattro ceppi che costituiscono questa pecie erano stati erroneamente classificati come Mycobacterium leprae e denominati "bacilli della lebbra di Duval": non è ritenuto patogeno, ma gli elementi di valutazione sono attualmente insufficienti. Mycobacterium duvalii: è resistente all'isoniazide, all'acido para-aminosalicilico e alla rifampicina.
M. fallax (dal lat. fàllax: fallace, ingannevole). Cresce alla temperatura ottimale di 30°C in circa 5 giorni. Prende il nome dalla caratteristica di essere facilmente confondibile, per la morfologia delle colonie, con Mycobacterium tuberculosis, da cui può essere distinto in base a caratteristiche biochimiche e alla temperatura d'incubazione; infatti a 37°C questa specie mostra una crescita lenta (12-21 giorni e più). Mycobacterium fallax è stato isolato da acque fluviali e lacustri e dal suolo; tre ceppi sono stati ottenuti dall' espettoraro, ma è ancora impossibile esprimere un giudizio sul suo eventuale ruolo patogeno.
M. flavescens (dal lat. flavescens: che ingiallisce). Precedenti denominazioni: Mycobacterium acapulcense, Mycobacterium auratum e Mycobacterium magistrae. Cresce alla temperatura ottimale di 37°C in 7-10 giorni; è scotocromogeno. Si ritrova solo occasionalrnente nell'espetroraro di pazienti con cavità polmonari o con bronchiectasia; tuttavia non è ritenuto patogeno ma piuttosto un contaminante ambienyale.
M. fortuitum (dal lat. fortuitus: casuale). Precedenti denominazioni: Mycobacterium ranae, Mycobacterium giae e Mycobacterium minetti. Cresce alla temperatura ortirnale di 37 °C in 3-5 giorni; non è cromogeno. I dati più recenti indicano che l'incidenza di questa specie è in aumento. Sulla base di caratteristiche biochimiche sono stati differenziati tre biotipi di Mycobacterium fortuitum, di cui uno non denominato e due designati come sottospecie:
Mycobacterium fortuitum subsp. fortuitum e Mycobacterium fortuitum subsp. peregrinum; quest'ultima sottospecie è stata poi elevata al rango di specie come Mycobacterium peregrinum.
Mycobacterium fòrtuitum è stato isolato da affezioni polmonari, da ascessi localizzati, da casi di endocardite, di meningite, di osteomielite, soprattutto in pazienti sottoposti a terapia immunosoppressiva: si può anche trovare nei bovini, negli animali a sangue freddo e nel suolo. Viene inoltre segnalato, con sempre maggiore frequenza, in ospiti compromessi per trattamenro di emodialisi o per interventi di cardiochirurgia. Mostra completa resistenza ai classici farmaci antitubercolari e pertanto richiede una terapia con altri antibiotici che risultano più efficaci, quali: sulfamidici, trimetoprim, doxiciclina, minociciina, kanamicina, claritromicina.
M. gadium (dal lat. Cadium: Cadice, città della Spagna). Cresce alla temperatura ortirnale di 37 °C in circa 5 giorni. È una specie costituita da un solo ceppo isolato da un paziente di 58 anni con tubercolosi polrno nare bilaterale; dall'espettoraro di questo paziente è stato isolato anche Mycobacterium tuberculosis, il che rende impossibile determinare l'eventuale patogenicità di Mycobacterium gadium. Inoltre, ricerche rivolte a isolare questa stessa specie dal suolo di Cadice, Madrid e Siviglia non hanno dato alcun esito positivo. Mycobactcrium gadium è resistente all'acido para-arninosalicilico, all'isoniazide, alla rifampicina e all'etionamide.
M. gastri (dal gr. gastér: stomaco). Cresce alla temperatura ortimale di 37°C in 7 o più giorni; non è cromogeno. E' strettamente correlaro con Mycobactcrium kansasii. Isolato nell'uomo da liquidi di lavaggio gastrico e dall'espettoraro come ospite occasionale, Mycobacterium gastri non è normalmente considerato agente eziologico di malattia, tuttavia può comportarsi da patogeno opportunista negli ospiti compromessi. Si ritrova anche nel suolo.
M. genavense (dal lat. Genava: Ginevra). Cresce alla temperatura ottimale di 37°C in 2-4 settimane soltanto nei terreni liquidi specifici per i micobatteri, ma, dopo il primo isolamenro, è possibile ottenerne la crescita sui terreni solidi; non è cromogeno. Mycobacterium genavense mostra notevoli somiglianze con Mycobacterium simiae; è stato isolato da vari materiali (sangue e biopsie di midollo osseo, linfonodi, milza e fegato) raccolti da infezioni disseminate in una ventina di pazienti affètti da AIDS, la maggior parte dei quali residenti in Svizzera. Nella gran pane dei casi tali soggetti presentavano come sintomi clinici: perdita di peso, febbre e diarrea; il marcato coinvolgimento gastroinrestinale suggerisce che l'intestino sia il serbatoio da cui Mycobacterium genavense invade altre sedi.
M. giae: v. Mycobacterium fortuitum.
M. gilvum (dal lat. gilvus: giallastro). Cresce alla temperatura orrimale di 37°C: in circa 7 giorm. La denominazione di questa specie si riferisce al colore delle colonie. E stato ritrovato rarissime volr in campioni di espettorato e di liquido pleurico; tuttavia in questi casi Mycobacterium gilvum non stato ritenuto patogeno, anche perché non lo si è mai potuto isolare due volte da uno stesso paziente Mycobacterium gilvum è resistente all'isoniazide, all'acido para-aminosalicilico e alla rifampicina.
M. goodii (dal nome di R. Good, per i suoi contributi allo studio dei micobatrcri). Comprende ceppi precedentemente inseriti nella specie Mycobacterium smegmatis. Cresce alla temperatura ottimale di 37°C in 2-4 giorni; è scotocromogeno, ma il pigmento viene prodotto, dopo 10-14 giorni d'incubazione, da circa l'80% dei ceppi. Viene ritrovato più frequentemente in infezioni di ferire trauma che, specialmente fratture esposte e con osteomieliti associate. Ha sostenuto anche polmoniti croniche secondarie a polmoniti lipoidee. Mycobacterium goodii è sensibile ad amikacina, etambutolo sulfametossazolo, intermedio a ciprofloxacina, doxiciclina e tobramicina, resistente a isoniazide e rifampicina; variabile da ceppo a ceppo la sensibilità a cefimetazolo, cefoxitina e claritrornicina.
M. gordornae (dal nome della batteriologa americana R.E. Gordon). Precedente denorninazione: Mycobacterium aquae. Cresce alla temperatura ottimale di 37°C in 7 o più giorni: scotocromogeno. Viene frequentemente isolato come residente occasionale dall'espettorato e liquidi di lavaggio gastrico, nonché da acqua di rubinetto e dal suolo. Si ritiene che possa, seppur raramente, essere patogeno, soprattutto negli ospiti compromessi.
M. habana: v. Mycobacterium simiae.
M. haemophilum (dal gr. aima]: sangue e filos amante). Cresce alla temperatura ortimale di 30°C in 2-3 settimane; non è cromogeno o è grigiastro. E' una specie che ha la particolarità di richiedere emoglobina o emina per la crescita, mentre non si sviluppa nei terreni di coltura usati per gli altri micobatteri, tubercolari e non. Mycobacterium haemophilum è stato isolato per la prima volta nel 1978 in Israele, da un granuloma sortocuraneo di un paziente sotto trattamento per morbo di Hodgkin; successivamente è stato trovato, in varie parti del mondo (USA, Canada,Francia, Australia), in analoghe lesioni curanee presenti in pazienti immunodepressi perché affetti da AlDS o immunosoppressi perché sottoposti a trapianto di rene o di midollo osseo. A partire dalla seconda metà del 1989 sono stati osservati numerosi casi, con tendenza all'aumento, nella città di New York. Le lesioni causate da Mycobacterium haemophilum inizialmente si presentano come lesioni cutanee multiple localizzare agli arti, spesso in corrispondenza di un'articolazione; le lesioni evolvono caratteristicamente in piccole papule che si allargano per poi trasformarsi in pustole e infine in profonde ulcere. In alcuni pazienti si è verificato anche un rigonfiamento delle articolazioni in corrispondenza dell'infezione; in due soggetti si è prodotta osteomielite. Sono stati anche segnalati due casi di linfadenite cervicale in bambini apparentemente sani. Mycobacterium haemophilum è stato isolato da liquido sinoviale, linfonodi, tamponi oculari, espettorato, liquido di lavaggio bronchiale, biopsie polmonari e sangue. Mycobacterium haemophilum è resistente a molti dei classici farmaci antitubercolari: isoniazide, strepromicina, ctamburolo, erionamidc, pirazinamide; è variabile la resistenza alla rifampicina; è sensibile a capreornicina, kanamicina, cicloscrina e ciprofloxacina. I miglioramenti clinici, tra cui anche la completa risoluzione delle lesioni curanee, sono stati ottenuti con varie combinazioni di rifampicina, clofazimina (farmaco usato nella terapia della lebbra), amikacina, etambutolo e ciprofloxacina.
M. hassiacum (dal nome della provincia di Hesse, in Germania, dove questa specie è stata isolata per la prima volta). Cresce in un vasto àmbiro di temperature (30-65 °C, con optimum a 37 °C) in una settimana; è scotocromogeno. La caratteristica più notevole di Mycobacterium hassiacum è la sua termotolleranza, in quanto capace di crescere anche a 65°C; nessun altro micobatterio cresce ad una temperarura così elevata (soltanto Mycobacterium phlei e Mycobacterium thermoresistibile crescono fino a 52 -53°C). Questa specie è rappresentata da un solo ceppo isolato dalle urine, in cui peraltro non sembrava svolgere alcun ruolo parogeno; mostra qualche correlazione nel suo genoma con Mycobacterium xenopi. Mycobacterium hassiacum è sensibile a streptomicina, etambutolo, cicloserina, ciprofloxacina, claritromicina: è resistente a rifampicina, isoniazide, protionamide.
M. heckeshornense (dal nome dell' ospedale Heckeshorn a Berlino, specializzato nelle malattie respiratorie), Cresce a 37-45 °C (con optimum a 42°C) in 4 settimane; è scotocromogeno. È rappresentato da tre ceppi, di cui uno isolato dall'espettorato di un paziente con polmonite ostruttiva cronica e due isolati dall'espettorato e da una biopsia polmonare provenienti da una donna di 30 anni con una lesione caviraria al lobo superiore del polmone destro e infiltrato al lobo superiore sinistro. La paziente fu sottoposta a resezione polmonare e guarì dopo anni di specifica terapia anritubercolare. Dei tre ceppi isolati, due risultarono resistenti all'isoniazide e uno alla rifampicina. Mycobacterium heckeshornense mostra notevoli somiglianze con Mycobacterium xenopi, col quale può essere erroneamente identificato.
M. heidelbergense (dal nome della città di Heidelberg, in Germania, dove questa specie è stata isolata per la prima volta). Cresce a 30-37 °C (con optimum a 33-35 °C) in 4-5 settimane; non è cromogeno. Questa specie è stata inizialmente descritta come causa di linfadenite cervicale con formazione di fisrtola ricorrente in un bambino immunocompetente; successivamente sono stati identificati ceppi isolati da altri pazienti, tutti inununocompctenti e di età compresa tra 41 e 82 anni: quattro dall' espettorato, uno dall' aspirato gastrico, uno dalle urine. Mycobacterium heidelbergense mostra notevoli somiglianze con Mycobacteriurn malmoense. E' sensibile ad isoniazide, stretpomicina,rifampicina ed etambutolo, resistente a pirazinamide e cicloserina.
M. immunogenum (dal lat. immunis: immune e dal gr. ghénos : origine, generazione). cresce alla temperatura di 30-35 °C, con optimum a 30°C, in meno di 7 giorni; non è cromogeno. E molto simile a Mycobacterium abscessus e Mycobacterium chelonae, soprattutto al primo, dal quale non può essere differenziato mediante prove biochimiche: la distinzione è stata effettuata con l'analisi dell'RNA ribosomiale. Tuttavia Mycobacterium immunogenum è caratterizzato da alti livelli resistenza a cefmetazolo e a cefoxitina, antibiotici ai quali invece Mycobacterium abscessus è sensibile, può mostrare bassi livelli di resistenza. A dimostrazione della somiglianza tra le due specie, è stato provato che alcuni ceppi di Mycobacterium immunogenum, isolati in ambiente ospedaliero, erano stati precedentemente identificati come Mycobacterium abscessus.
Mycobacterium immunogenum stato ritrovato nel 40% di epidemie nosocomiali verifìcatcsi attraverso broncoscopi che venivano lavati con liquidi contaminati; ne è stata riscontrata la presenza anche in liquidi usati nell'industria metallurgica, i cui lavoratori hanno talvolta sviluppato una polmonite da ipersensibilizzazione e la quale è stato ipotizzare un collegamento con questa specie (da cui il nome). Altri isolamenti umani sono Stati effettuati, in diversi negli USA, da varie parologie: due ceppi da infezioni cutanee disseminate: in soggetti immunodepressi, un ceppo da un caso di sospetta cherarite: ceppi da cateteri intravenosi e un ceppo dalla tasca di alloggiamemo di un pacemaker da casi setticemia, un ceppo da liquido di lavaggio broncoalveolare effettuato su un paziente affetto polmonite cronica, un ceppo da liquido sinoviale in un caso di artrite settica; inoltre un ceppo è isolato dal sangue e uno da urine, ma per quesri non sono disponibili notizie cliniche. Mycobactcrium immunogenum è resistente a cefoxitina, cefmetazolo, ciprofloxacina, doxiciclina imipenern, sulfametossazolo e tobramicina; sensibile a claritromicina e amikacina.
M. interjectum (dal lat. interiectus: interposto). Cresce solo alla temperatura di 31-37 °C in circa 28 giorni; è scotocromogeno con colonie pigmentate in giallo. E' una specie imermedia tra quell rapida crescita e quelle a lenta crescita: da qui il nome. Questa specie è rappresentata da un ceppo isolato in Germania da un bambino di 18 mesi che presemava una linfadenite ricorrente localizzata alla regione sottomandibolare. Mycobacterium interjectum è sensibile alla rifampicina. Resistente ad isoniazide ed etambutolo.
M. intermedium (dal lat. intermedius. intermedio; con riferimento alla sua posizione intermedia tra i micobatteri a lenta crescita e quelli a rapida crescita). Cresce in un vasto àmbito di temperature (22-41 °C con optirnum tra 31 e 37°C) in 2-3 settimane. E molto simile a Mycobacterium asiaticum; è sensibile all'etambutolo. Questa specie è rappresentata da tre ceppi, tutti isolati dallo stesso pazienre con affezione polmonare. M. intracellulare (dal lat. intra: dentro e cellula, diminutivo di cella). Precedentemente denominato Mycobacterium brunense e detto anche, con vecchia terminologia, "bacillo Battey". Cresce alla temperatura ottimale di 37°C in 7 o più giorni; non è cromogeno o è leggermente pigmentato in giallo. E' una specie che mostra stretta somiglianza con Mycobacterium avium. Tale somiglianza di queste due specie fra loro e con Mycobacterium scrofulaceum ha portato alla coniazione del termine "complesso Mycobacterium avium-intracellulare-scrofulaceum" o "complesso MAIS"; tuttavia successivamenre, in base all'analisi degli acidi nucleici, Mycobacterium scrofulaceum è stato rimosso da questo complesso. Attualmente quindi è frequente trovare, nella letteratura medica, la sigla MAC Mycobacterium avium complex = complesso del Mycobacterium avium. Il complesso Mycobacterium avium-intracellulare è al secondo posto, dopo Mycobacterium tuberculosis, come frequenza di isolamento da pazienti con affezioni polmonari croniche sirnil-tubercolari, Tuttavia Mycobacterium intracellulare rappresenta solo una percentuale molto bassa (in una casistica, il 3%); i principali isolamenti di questa specie sono stati effettuati dal tratto respiratorio, mentre non è stata mai isolata dalle feci e raramente dal sangue. Mycobacterium intracellulare è sensibile a claritromicina.
M. kansasii (dal nome del Kansas). Precedente denominazione; Mycobacterium luciflavum. Cresce alla temperatura ottimale di 37°C in 7 o più giorni; è fotocromogeno. E' strettamente correlato Mycobacterium gastri. Mycobacterium kansasii causa lesioni polmonari croniche praticamente indistinguibili da quelle tubercolari e, raramente, lesioni extrapolrnonari quali linfadeniti cervicali nei bambini, infezioni cutanee e dei tessuti molli, infezioni articolari. Di recente è stato segnalato in pazienti afferri da AIDS; talvolta può essere isolato da campioni clinici vari senza essere implicato in processi patologici. Questa specie: si ritrova soprattutto negli USA e in Inghilterra. La maggior parte dei ceppi è abbastanza sensibile alla rifampicina e a claritromicina, mentre è sensibile a concentrazioni piuttosto alte di isoniazide, streptomicina ed etamburolo.
M. kubicae (dal nome del microbiologo americano G. P. Kubica, per i suoi studi sui micobatteri). Cresce a 28-37 °C (con optimum a 37°C) in 3 settimane; è scotocromogeno con formazione di colonie gialle. Questa specie è attualmente rappresenrara da quindici ceppi, tutti provenienti da vari Stati degli U.S.A., di cui otto isolati dall'espettorato, tre da liquido di lavaggio bronchiale e quattro da fonte non precisata. Mostra somiglianze fenotipiche con Mycobacterium asiaticum, ma studi sul genoma hanno rivelato una più stretta correlazione con Mycobacterium simiae, Mycobacterium heidelbelgense, Mycobacterium triplex, Mycobacterium intermedium e Mycobacterium genavense (in ordine decrescente). Mycobacterium kubicae è resistente ad arnikacina e rifampicina; parzialmente resistente a ciprofloxacina, cicloserina, etambutolo, isoniazide, rifabutina e streptomicina: sensibile a claritromicina, clofazimina ed etionarnide.
M.lentiflavum (dal lat. lentus: lento e flavus: giallo). Cresce a temperature comprese tra 22 e 37 °C in 3-4 settimane, con colonie di colore giallo. Mostra somiglianze con Mycobacterium avium. Relativamente pochi i ceppi isolati: uno da un paziente con spondilodiscite, quattro da espettorato, quattro da succo gastrico, due da urina, undici da un broncoscopio che veniva ripetutamente contaminato. Recentemente è stato descritto un caso di infezione disseminata con batteriemia e polmonite, verificarosi in un omosessuale di 49 anni, sieropositivo per l'HIV Mycobacterium lentiflavum è resistente a isoniazide, streptomicina, etambutolo, rifampicina.
M. leprae (dal gr. lépra: lebbra). Detto comunemente "bacillo di Hansen". È una specie che non può essere coltivara in vitro a causa delle sue particolari, e attualmente scarsamente conosciute, esigenze di crescita; qualche ricercatore afferma di essere riuscito a coltivare Mycobacterium leprae su terreni di varia e complessa composizione, ma nessuno ha potuto dimostrare in maniera inequivocabile di avere ottenuto la moltiplicazione di questa specie. Una soddisfacente e costante moltiplicazione (con un tempo di replicazionc, cioè di divisione cellulare, che sembra essere di 11-13 giorni) si verifica invece, in vivo, nel cuscinetto piantare del topO, sede scelta a causa della prevalente predilezione del microrganismo per le regioni del corpo umano a più bassa temperatura: naso, orecchie, dita, testicoli. Negli USA. è stata ottenuta la moltiplicazione di Mycobacterium leprae nell'armadillo, animale che presenta una bassa temperatura corporea (30-36 °C). Analogamente è Stato utilizzato in Europa, con buoni risultati, il porcospino, la cui temperatura corporea è di 35-36 °C. A causa, dunque, della sua attuale non coltivabilità in vitro, Mycobacterium leprae ha presentato a lungo una posizione tassonomica incerta, facendo, inizialmente, persino sospettare che non si trattasse di un vero micobarterio, ma successivamente è stata accertata la sua appartenenza al genere Mycobacterium. Parassita intracellulare dell'uomo, Mycobacterium leprae è l'agente eziologico della lebbra (o morbo di Hansen), affezione caratterizzata da un decorso cronico a lenta evoluzione e dalla comparsa di lesioni mutilanti e deturpanti, quest'affezione colpisce principalmente la cute, soprattutto nelle superfici convesse ed esposte, e i nervi periferici con conseguente anestesia.
Il periodo d'incubazione della lebbra può essere stabilito con molta difficoltà: sembra infatti variare da poche settimane (in base al verificarsi di rarissimi casi in bambini) a oltre 30 anni (come si è riscontrato tra reduci di guerra esposti al contagio per brevi periodi in aree endemiche che hanno successivamente vissuto in aree non endemiche). La malattia, che è considerata di bassa contagiosità, viene trasmessa per contatto inrerumano dirtto e prolungato. Contrariamente a quanto creduto in passato, il bacillo della lebbra non viene solitamente eliminato per via cutanea, in quanto in effetti l'epidermide, nella maggior parte dei casi, è intatta sopra le lesioni leprornatose anche di vasta estensione; le lesioni ulcerarive sono invece rare e solitamente secondarie al danno nervoso. Mycobacterium leprae viene eliminato principalmente attraverso le secrezioni nasali; è stato calcolato che un paziente con lebbra leprornatosa possa eliminare fìno a 108 germi al giorno, una quantità di batteri analoga a quella che viene emessa da un paziente con tubercolosi aperta. Neppure la porta d'ingresso del microrganismo è conosciuta con esattezza. Il fatto che le lesioni si manifestino principalmente a livello cutaneo non implica necessariamente che il germe penetri attraverso la cute. È probabile che Mycobacterium leprae venga inalato e raggiunga i nervi e la cute attraverso il circolo sanguigno a partire dal trarro respira- torio superiore o inferiore, direttamente o dopo essersi moltiplicato nel sito d'ingresso.
La malattia si può presentare in diverse forme. Il primo stadio è quello della lebbra indeterminata: il paziente presenta una o più macule ipopigmentate o eritematose di aspetto variabile, alle quali può corrispondere uno stato di ipoestesia o di anestesia. La maggior parte di queste lesioni guarisce spontaneamente, ma circa il 25% di esse progredisce verso uno degli stadi successivi; in qualche caso i soggetti con forma indeterminata possono permanere in questo stadio per tutta la vita.
La lebbra tubercoloide o nervosa è caratterizzata da lesioni curanee e da alterazioni dei grossi tronchi dei nervi periferici. Questa forma di lebbra presenta un numero di bacilli piuttosto basso e viene considerata poco contagiosa; esistono infatti dati epiderniologici che provano come raramente i soggetti affetti da lebbra rubercoloide possano trasmettere la malattia, attraverso un meccanismo ancora sconosciuto. Le lesioni curanee sono costituite da chiazze ipopigmentate o da macule eritematose in cui viene pregiudicata la capacità di sudorazione e di crescita dei peli. l nervi coinvolti nella lebbra tubercoloide frequemememe sono fortemenre induriti e ispessiti a causa della spiccata infiltrazione cellulare; sono colpiti pochi nervi (più spesso l'ulnare, lo sciatico, il tibiale, il peroniero, il facciale) ma il danno nervoso è a rapida evoluzione: viene persa la sensibilità termica, tattile e dolorifica, successivamente si verificano paralisi motorie con arrofia muscolare che, a sua volta, pregiudica la funzionalità degli arti e la mimica facciale.
La lebbra lepromarosa o nodulare è caratterizzata da molte piccole macule che spesso confluiscono a formare estese lesioni nodulari granulomatose, più frequememente localizzate agli arti e al volto; questo assume la caratteristica fàcies leonina con cute rugosa, ispessira e bozzuta e perdita delle ciglia e delle sopracciglia. Nella forma lepromarosa le alterazioni nervose sono meno pronunciate della forma tubercoloide e gradualmente progressive; inoltre i nervi colpiti sono più numerosi. Questa forma di lebbra presenta nei tessuti una grande abbondanza di bacilli, tale da produrre sulla cute, sulle mucose e nel sottocuraneo dei granulomi (detti lepromi) con le cellule infarcite di germi; le lesioni granulomatose, caratterizzate dalla presenza di cellule di varia natura (cellule di derivazione istioide, cellule epitelioidi, linfociti, fibroblasti, plasmacellule) ma prive di fenomeni caseosi. Sono molto simili a quelle della tubercolosi e, similmente a Mycobacterium tuberculosis, Mycobacterium leprae è capace di moltiplicarsi all'interno dei macrofagi. La forma lepromatosa è contagiosa attraverso il secreto nasale. La lebbra lepromatosa non si limita a colpire la cute e i nervi ma è anche un' affezione sistemica con disseminazione per via ematica dei bacilli a molti organi e distretti corporei: occhio, midollo osseo, testicoli, linfonodi, muscoli, laringe, fegato, milza. Le due forme, tubercoloide e lepromatosa, possono coesistere. Si parla quindi di una forma dimorfa di lebbra con caratteristiche cliniche e istopatologiche intermedie (fa le due varietà; questa forma di lebbra può però evolvere lentamente verso la forma tubercoloide o verso quella lepromatosa. La lebbra è endemica in India, Africa, Asia e America del Sud; nelle altre parti del mondo si registrano casi sporadici di lebbra, per lo più contratta originariamente nelle parti del mondo dove essa è endemica. Le più recenti statistiche dell'Organizzazione mondiale della Sanità stimano un prevalenza della lebbra di circa 11 milioni di casi. La terapia della lebbra si basa su un'associazione di antibiotici: rilampicina, diaminodifenilsolfone (o dapsone) e suoi derivati (sulfoxone, acedapsone) e clofazimina, un chemioterapico attivo su ceppi di Mycobacterium leprae resistenti ai solfoni. Se iniziata immediatamente dopo la diagnosi, la terapia è altamente efficace in tutte le forme di lebbra: la contagiosità si perde entro tre giorni dall'inizio del trattamento.
M. liquefactum: v. Mycobacterium vaccae.
M. littorale: v. Mycobacterium xenopi,
M. luciflavum: v. Mycobacterium kansasii.
M. mageritense (dal nome Magerit, antica denominazione araba della città di Madrid, dove questa specie fu isolata). Cresce in un vasto ambito di temperature (22-45 °C, con un optimum tra 30 e 37°C) in 2-4 giorni; non è cromogeno. Mostra somiglianze con Mycobacterium fortuitum Mycobacterium smegmatis. E' una specie rappresentata da soli cinque ceppi, tutti isolati in Spagna", dall'espertoraro di soggetti senza patologie polmonari. Mycobacterium mageritense è resistente ad isoniazide, cicloserina, capreomicina, quattro ceppi su cinque sono risultati resistenti all' etambutolo.
M. magistrae: v. Mycobacteriurn flavescens.
M. malmoense (dal nome della città svedese di Malmo), Cresce alla temperamra ottirnale di 37 °C in 3-4 settimane, ma alcuni ceppi possono richiedere anche 8-12 settimane; non è cromugeno. E' stato isolato (in Svezia, Germania, Inghilterra, Francia, Stati Uniti, Australia) da linfadeniti cervicali nei bambini e dall'espettorato in associazione a malattie polmonari negli adulti. Sono stati anche riportati due casi di batteriemia: in una donna di 26 anni e in un uomo di 31 anni, entrambi malati di AIDS. Mycobacterium malmoense è resistente a isoniazide, streptomicina, acido para-aminosalicilico e rifampicina: sensibile a etambutolo, cicloserina, erionarnide e kanamicina.
M. marianum: v. Mycobacterium scrofùlaceum.
M. marinum (dal lat](.marinus: marino). Precedenti denominazioni: Mycobactcrium balnei e Mycobacterium platypoecilus. Cresce alla temperatura ottimale di 30-32 °C in 7 o più giorni; è fotocromogeno. Produce malattia nei pesci; nell'uomo si verificano forme microepidcmiche di lesioni curanee per infezione di piccole abrasioni della pelle in piscine che contengono questo microrganismo, ma si possono verificare anche casi isolati in seguito alla pulizia di acquari domestici. Le lesioni cutanee, dette "granulomi da piscina", sono sotto forma di papule o di noduli che talvolta possono ulcerarsi e che solitamente risolvono spontaneamente dopo alcuni mesi; esse sono più spesso localizzate ai gomiti, ma si presentano anche alle ginocchia, ai piedi e alle mani. L'affezione colpisce la cute in quanto questa specie, essendo incapace di moltiplicarsi a temperature superiori ai 33°C, quando infetta l'uomo vi produce lesioni solo dove la temperatura del corpo è più bassa. Altre infezioni prodotte da questa specie sono: tenosinoviti, artriti, borsiti, osteornieliti e, raramente, infezioni disseminate in pazienti affetti da AIDS.
Mycobacterium marinum è più comune nelle regioni temperate.
M. microti (dal nome dei topi del genere Microtus). Precedente denominazione: Mycobacterium tuberculosis subsp. muris. Cresce alla temperatura di 37°C in 2-3 mesi; non è cromogeno. Fa parte del complesso del Mycobacterium tuberculosis. Le cellule presentano un peculiare aspetto ad S soprattutto in vivo mentre tale caratteristica si può perdere dopo poche colture in vitro; la crescita nei terreni di coltura è molto lenta. Ritrovato per la prima volta nel 1937 nel topo campagnolo, è stato poi isolato da pochi altri mammiferi: altre specie di topi, toporagni, furetti, gatti, maiali e un lama di uno zoo. Pertanto sono stati distinti diversi tipi di Mycobacterium microti, a seconda dell'animale da cui questa specie viene isolata: tale distinzione è stata confermata con metodi molecolari. Fino a poco tempo fa si credeva che questa specie non infettasse l'uomo, ma uno studio condotto in Olanda specificamente su Mycobacterium microti, usando anche tecniche di biologia molecolare su campioni conservati da tempo, ha dimostrato il contrario con quattro casi di infezione simil-tubercolare, tre dei quali in pazienti immunocompromessi. Il primo caso si verificò in un paziente di 41 anni che nel 1982 aveva subito un trapianto renale, ma per una scarsa funzionalità del rene trapiantato, nel 1986 aveva iniziato la dialisi. Un assistente sociale che andò a visitarlo scoprì che egli conservava i sacchetti con i liquidi per la dialisi domiciliare in uno sporco ripostiglio fuori casa, dove c'erano segni evidenti di contaminazione con escrementi di topo. Nel 1988 il paziente morì per una diffusa peritonite tubercolare e nei campioni autoptici fu dimostrato Mycobacterium microti.
Il secondo caso, verifìcarosi nel 1993, riguardò un ragazzo di 12 anni, anch'egli sottoposto a trapianto renale e quindi trattato con immunosoppressori, affetto da continua tosse. Il sospetto di un'infezione tubercolare fu confermato dall'isolamento di Mycobacterium microti dal liquido di lavaggio broncoalveolare e da una biopsia bronchiale, Il paziente guarì con una classica terapia antitubercolare: in questo caso non fu possibile né dimostrare né supporre una sorgente animale dell' infezione.
Il terzo paziente , un soggetto immunocompromesso di 34 anni che viveva in un camper, nel 1997 accusò tosse persistente: le radiografie dimostrarono una tipica caverna tubercolare nel lobo superiore del polmone destro. La coltura dell'espetorato risultò negativa, ma una biopsia polmonare evidenziò M. microti.Un'associazione di tre farmaci antitubercolari portò in sei mesi alla guarigione; in questo caso si ipotizzò che il tipo di dimora del paiente potesse favorire l'infezione da parte dei topi. Il quarto caso si presentò nel 1997 in un tecnico ospedaliero di radiologia positivo per HIV, anch'egli con tosse persistente; La localizzazione dell'infezione era al lobo inferiore del polmone sinistro: M. microti era presente nell'espettorato. Anche in questo caso la guarigione si ottenne con una classica associazione antitubercolare. La trasmissione zoonotica dell'infezione fu ipotizzata nell'infestazione da topi del domicilio del paziente, evento di cui si era lamentato mesi prima dell'insorgenza della malattia. Anche ricercatori inglesi hanno condotto analoghi studi, riuscendo ad isolare Mycobacterium microti da sei gatti e da un uomo: ciò ha fatto ipotizzare una diffusione di questa specie maggiore di quanto creduto finora a causa delle difficoltà colturali. Più recentemente è stato effettuato il primo isolamento del tipo "lama" di Mycobacterium microti da un uomo di 48 anni, sieropositivo per HIV, con affezione polmonare simil-tubercolare. ]l paziente rispose alla terapia con isoniazide, rifampicina e pirazinamide; non fu possibile identificare la sorgente dell'infezione.
M. minetti: v. Mycohacterium fortuitum.
M. moelleri: v. Mycobacterium phlei.
M. mucogenicum (dal lat. mucus: muco e dal gr. ghénos: origine, generazione). Cresce alla temperatura di 28-37 °C in 2-4 giorni con colonie apigmentate e dall'aspetto mucoso. Presenta molte somiglianze con Mycobacterium chelonae. I primi ceppi di Mycobacterium mucogenicum sono stati isolati da casi di peritonite verificatisi in pazienti sottoposti a dialisi peritoneale. Successivamente sono state descritte numerose infezioni; gli isolamenti più frequenti sono stati ottenuti dal tratto respiratorio senza manifestazioni patologiche tranne che in immunocompromessi, mentre clinicamente significative sono state infezioni di ferite post-traumatiche e setticemie correlate a cateteri venosi. Mycobacterium mucogenicum è resistente ad isoniazide ed a ritarnpicina; sensibile ad amikacina, imipenem, celoxitina, claritromicina, ciprofloxacina ed anche ad ampicillina e a cefalotina: variabile la sensibilità a doxiciclina.
M. neoaurum (dal gr. néos: nuovo e dal lat. aurum: oro). Cresce alla temperatura ottimale di 37 °C in circa 5 giorni, formando colonie di colore giallo-oro (da cui il nome). Si ritrova nel suolo e nelle acque. E' stato riportato un unico isolamento umano di Mycobacterium neoaurum nel sangue di un paziente immunocompromesso.
M. nonchromogenicum (dal lat. non e dal gr. croma: colore e ghé origine, generazione). Cresce alla temperatura ottimale di 37°C in 7 o più giorni; non è cromogeno. E' stato isolato da campioni clinici (soprattutto espettorati), probabilmente come contaminante esterno proveniente dall'acqua o dalla polvere e sono pochissimi i casi documentati in cui Mycobacterium nonchromogenicum è stato agente eziologico di malattia nell'uomo.
M. novocastrense (dal lat. novus: nuovo e castrum: castello; trasposizione latina del nome città inglese di Newcastle upon Tyne, dove questa specie è stata isolata). Cresce alla temperatura ottimale di 37°C in 3-7 giorni; è debolmente fotocromogeno e forma colonie pigmentate in giallo. Si sviluppa, oltre che sui terreni specifici per i micobatteri, anche su Columbia agar sangue in 3 giorni e, debolmente e nel giro di 14 giorni, persino sui terreni per enterobatrcri contenenti sali biliari (terreno di MacConkey) e su quelli per stafilococchi contenenti il 5% di cloruro di sodio. Questa specie è rappresentata da un solo ceppo isolato da una biopsia ottenuta da una formazione cutanea granulomatosa sulla mano di un bambino di sei anni, che fu trattato per sei settimane con fàrmaci antitubercolari. Mycobacterium novocastrense è sensibile a capreomicina, ciprofloxacina, cicloserina, etambutolo, etionamide, è resistente a pirazinamide, rifampicina, tiacetazone.
M.novum: v. Mycobacterium terrae.
M. obuense (dal nome di Obu, una località del Giappone). Cresce alla temperatura otrimale di 37°C in circa 5 giorni. E' stato isolato dal suolo e dall'espettoraro di pazienti con affezioni polmonari, il suo eventuale ruolo patogeno è ancora da stabilire. Mycobacterium obuense è resistente all' etambutolo e alla rifampicina. Da qualche Autore Mycobacterium obuense è attribuito, come specie di incerta sede, al genere Rhodococcus con la denominazione di Rhodococcus obuensis.
M. pallidum: v. Mycobacterium parafortuitum.
M. paraffinicum: v. Mycobacterium scrofulaceum.
M. parafortuitum (dal gr. para: vicino, simile a; e dal lat. fortuitus: casuale). Precedente denominazione: Mycobacterium pallidum. La denominazione può far pensare ad una somiglianza con Mycobacterium fortuitum, ma non è così. Cresce alla temperatura ottimale di 37°C: in giorni. È stato raramente isolato dall'espeuoraro ed è ancora da stabilire con esattezza il suo eventuale ruolo patogeno; si ritrova anche nel suolo.
M. paratuberculosis: v. Mycobacterium avium subsp. paratuberculosis.
M. peregrinum (dal lat. peregrinus: pellegrino). Le sue caratteristiche sono sovrapponibili a quelle di Mycobacterium fortuitum, del quale era precedentemente considerato una sottospecie.
M. phlei (dal nome di una graminacea del genere Phleum). Precedente denominazione: Mycobacterium moelleri. Cresce in un vasto ambito di temperature (22-52 °C) in 2-5 giorni; è scotocromogeno. Veniva generalmente ritenuto di larga distribuzione in natura, ma studi ulteriori ne hanno ridimensionato la diffusione. Si ritrova solo occasionalmente nell'espettorato di pazienti con cavità polmonari o con bronchiectasia; tuttavia non è considerato patogeno.
M. platypoecilus: v. Mycobacterium marinum.
M. ranae: v. Mycobacterium fortuitum.
M. rhodesiae(dal nome della Rhodesia, attuale Zimbabwe, stato dell'Africa centromeridionale). Cresce alla temperatura ottimale di 37°C in circa 5 giorni. È stato originariamente isolato in Rhodesia dall'espetrorato di pazienti con sospetta tubercolosi polmonare, ma non è stata ancora accertata la sua eventuale patogenicità. Mycobacterium rhodesiae è resistente alla rifampicina.
M.rhodochrous: v. Rhodococcus.
M. runyonii: v. Mycobacterium chelonae.
M. scrofulaceum (dal tardo lat. scrofulae: ghiandole, a sua volta derivato da scrofo: scrofa, per analogia con i tumori ganglionari della scrofa). Precedenti denominazioni: Mycobacterium marinum e Mycobacterium paraffinicum. Cresce alla temperatura otrirnale di 37°C in 7 o più giorni; è scotocromogeno. La somiglianza di Mycobacterium scrofulaceum con Mycobacterium avium e con Mycobacterium intracellulare ha porrato a coniare il termine "complesso Mycobacterium avium- intracellulare-scrofulaceum" o "complesso MAIS". Tuttavia dati più recenti, ottenuti con l'analisi degli acidi nucleici, hanno rivelato che Mycobacterium scrofulaceum possiede meno caratteristiche in comune con Mycobacterium avium e Mycobacteriurn intracellulare di quante credute in passato, per cui questa specie è stata rimossa dal complesso del Mycobacterium avium.
Mycobacterium scrofulaceum è agente eziologico di linfadeniti della regione cervicale e, meno spesso, di altri distretti, che si verificano soprattutto nei bambini. E' stato anche isolato dall'espettorato e da liquidi di lavaggio gastrico e generalmente è considerato un residente occasionale; raramente è stato associato ad affezioni polmonari, per cui, in questi casi, porrebbe comportarsi da patogeno opportunista. Ha sostenuto anche rari casi di congiuntivite, di osteomielite, di meningite e di epatite granulomarosa. Occasionalmente ritrovato nel suolo. Mycobacterium scrofulaceum è resistente a molti dei classici farmaci antitubercolari, ma generalmente le infezioni regrediscono spontaneamenre se il paziente non è immunocompromesso. M. septicum (da) gr. septicos: settico). Cresce alla temperatura ottimale di 37 °C in meno di 7 giorni. E' una specie rappresentata da quattro ceppi, tutti isolati (da tre emocolture e dalla punta di un caterere venoso) dallo stesso paziente: un bambino di due anni affetto da epatoblastoma metastatizzato. Mostra somiglianze con Mycobacterium fòrtuitum,Mycobacteriurn peregrinum e Mycobacterium senegalense (una specie non isolata dall'uomo). Tutti i quattro ceppi isolati sono risultati resistenti ad ampicillina, cefamandolo, cefotaxima, ceftriaxone e streptomicina, ma sensibili ad amoxicillina-acido clavulanico, imipenem, ciprofloxacina, gentamicina, tobramicina, amikacina, neomicina, kanamicina, doxiciclina, minociclina,eritromicina, sulfametossazolo, co-trimossazolo e vancomicina.
M. shimoidei (dal nome del microbiologo giapponese H. Shimoide, che lo isolò per primo). Cresce alla temperatura ottimale di 37°C in 14-21 giorni; non è cromogeno. È stato isolato dall'espettoraro di due pazienti (uno in Giappone e uno in Australia) è considerato agente eziologico di affezioni polmonari cavitarie croniche.
M. simiae (dal lat. simia: scimmia). Precedente denominazione: Mycobacterium habana. Cresce alla temperatura ottimale di 37°C in 7-14 giorni; è fotocromogeno. È stato originariamente isolato dalle scimmie e poi ritrovato come agente eziologico di affezioni polmonari umane a Cuba e in altre parti del mondo (Africa, Europa, Stati Uniti). Mycobacterium simiae viene considerato un patogeno opportunista; sembra probabile una trasmissione di questa specie dalle scimmie all'uomo. M. smegmatis (dal gr. smégma: unguento). Cresce alla temperatura ottimale di 37 °C in 3-5 giorni; non è cromogeno o assume una pigmenrazione giallo-arancio dopo 7-10 giorni di incubazione. Una volta veniva comunemente segnalato nelle acque e nel suolo; attualmente gli isolamenti da queste fonti sono diventati poco frequenti. Analogamente, in passato, si credeva che questa specie fosse un diffuso contaminante di campioni di urina; ciò, oggi, è stato dimostrato falso. Mycobacterium smegmatis è stato isolato dallo smegma e per molto tempo non è stato considerato patogeno per l'uomo, ma agente eziologico di mastiti bovine. Soltanto nel l986 è stato isolato dal polmone e dal liquido pleurico di un paziente con preesisrenre polmonite lipoidea. Le patologie più frequenti sostenute da Mycobacterium smegmatis comprendono polmoniti croniche (spesso successive a polmoniti da aspirazione) e infezioni della cute e dei tessuti molli in seguito a ferite traumatiche chirurgiche. Mediante studi generici è stato dimostraro che questa specie, inizialmente ritenuta omgenea in base a caratteristiche fenotipiche, era costituita da ceppi piuttosto diversi tra loro; ciò ha portato alla definizione di due nuove specie: Mycobacterium wolinskyi: e Mycobacterium goodii.
M. szulgai (dal nome del microbiologo polacco T. Szulga). Cresce alla temperatura ottimale di 37 °C in 14 o più giorni; è fotocromogeno se fatto crescere a 25°C:, mentre è scotocromogeno se fatto crescere a 37°C. E' agenre eziologico di affezioni polmonari, ma è stato anche isolato in altri distretti; ha prodotto infatti linfadeniti cervicali, borsiti dell'olecrano, tenosinoviti, infezioni cutanee e osteomieliti.
M. terrae (dal lat. terra: terra). Precedente denominazione: Mycobacterium novum. Cresce a temperatura ottimale di 37°C in 7 o più giorni; non è cromogeno. È stato isolato dall'espettorato e liquidi di lavaggio gastrico, ma viene generalmente considerato un residente occasionale piuttosto un vero patogeno; in rari casi si può comportare da patogeno opportunista in ospiti compromessi. E' stato segnalato anche un caso di tenosinovite alla mano in seguito a trauma. Si ritrova anche nel suolo.
M. thermoresistibile (dal gr. termon]: calore; dal lat. resistere: resistere e habilis: abi capace). Cresce alla temperatura ottimale di 45°C in 3-7 giorni; è scotocromogeno. È detto c perché riesce a svilupparsi anche alla temperatura di 52°C, capacità peraltro posseduta anche" Mycobacterium phlei. Si ritrova occasionalmenre nell'espettorato, ma non sembra essere patogeno, al più, è considerato un patogeno potenziale.
M.triplex (dal lat. triplex: triplice, con riferimento a tre gruppi di picchi ben distinguibili dal grafìco che analizza, mediante cromatografia, la composizione in acidi micolici di questa specie. Cresce a temperature tra 30 e 35°C, con un optimum a 35°C, in 2-3 settimane; non è cromogeno. E' una specie che, al momento della sua proposta, era rappresenrata da dieci ceppi, tutti riscontrati negli USA, di cui sei isolati da espettoraro, due da linfonodi, uno da liquor e uno da materiale biologico non definito. Successivamenre sono stati segnalati altri due isolamenti: il primo, effettuato in Italia, da varie sedi corporee in un caso di infezione disseminata svilupparasi in un paziente di 47 anni sottoposto a terapia antiretrovirale per AIDS; il secondo, effettuato negli USA , da liquido di effusione pericardica e peritoneale in una ragazza di 13 anni sottoposta a trapianto epatico. Mycobacterium triplex mostra somiglianze con Mycobacterium auium, Mycobacterium simia, Mycobacterium genavense. E' resistente a isoniazide, streptomicina, rifampicina, kanamicina, capreomicina; quasi rutti i ceppi sono anche resistenti a etambutolo ed etionamide.
M. triviale (dal lat. trivialis: volgare, comune). Cresce alla temperatura ottimale di 37°C in 7 più giorni; non è cromogeno. E' stato isolato dall' espettorato; viene generalmente consideraro saprofita sebbene possa talvolta comportarsi da patogeno opportunista in ospiti compromessi.
M.tuberculosis (dal lat. tuberculum, diminutivo di tuba: piccola protuberanza e dal suffisso: osis a sua volta derivante dal verbo eimì: io sono, che indica uno stato, una condizione. Cresce alla temperatura ottimale di 37°C in 21 o più giorni (tempo di generazione in vitro, in condizioni ottimali: 14-15 ore); non è cromogeno. Detto anche comunemente "bacillo di Koch", dal nome del suo scopritore, è la specie del genere Mycobacterium più diffusa nel mondo, è la più patogena di tutti i micobatteri ed è una delle più sensibili ai farmaci antitubercolari attualmente disponibili.
Mycobacterium tuberculosis è l'agente eziologico della tubercolosi nell'uomo (che rappresenta l'unico serbatoio), in altri primati, nel cane, nel gatto e in altri animali che vengono in contatto l'uomo. Il decorso e la natura della malattia variano considerevolmente da paziente a paziente: da un'infezione benigna, di breve durata e autolirnitante fino ad un'infezione progressiva e letale se non trattata. Nonostante questa variabilità nell'evoluzione della malattia, essa segue certi schemi di base, per cui sono stati classicamente distinti quattro stadi:
Primo stadio: si sviluppa il complesso primario che consiste in lesioni nel punto d'ingresso dell'agente patogeno e nei linfonodi regionali (durata: 3-8 settimane);
Secondo stadio: possono verificarsi gravi forme disseminative della malattia, quali la tubercolosi miliare e tubercolosi meningea (durata: circa 3 mesi);
Terzo stadio: può verificarsi un interessamento pleurico (durata: 3-4 mesi);
Quarto stadio: questo stadio dura finché non si risolve il complesso primario, evento che, nel caso di infezione non progressiva senza trattamento chemioantibiotico, si verifica dopo circa 3 anni; in questo periodo possono comparire le forme croniche di tubercolosi miliare, come ad esempio le localizzazioni ossee e articolari o urogenirali.
La forma di gran lunga più diffusa di tubercolosi è quella polmonare, caratterizzata da una lesione iniziale, detta tubercolo, che appare come un nodulo granulomatoso nel parenchima polmonare; le lesioni localizzate tendono poi ad estendersi ai linfonodi satelliti che subiscono pure un simile processo granulomatoso. La formazione del tubercolo (solitamente situato alla periferia del polmone) e l'interessamento dei linfonodi ilari viene definito complesso primario.
Successivamente al centro del tubercolo si instaura una necrosi tissutale che ha consistenza e aspetto di formaggio: necrosi caseosa) e che, col tempo, può andare incontro a fibrosi o a calcificazione o a fluidifìcazione; in quest'ultimo caso, col riversarsi del materiale necrotico in un bronco, ogni lesione lascia una cavità nel parenchima polmonare e l'infezione può diffondersi nel polmone. Ogni cavità, detta caverna, può contenere una popolazione totale compresa tra 109 e 1011 batteri e può successivamente essere colonizzata da microrganismi opportunisti, tra cui miceti e micobatteri ambientali.
Meno frequentemente, le lesioni necrotiche possono erodere vasi sanguigni portando i germi in circolo, con successiva localizzazione metastatica in varie sedi: ossa e articolazioni, meningi, apparato urogenirale, cute, ecc.; questa forma di tubercolosi è detta miliare (dal lat. milium: grano di miglio, a causa delle dimensioni delle lesioni riscontrate, dopo autopsia, negli organi colpiti). In alcuni casi le lesioni sono localizzate ad un singolo organo mentre, in altri casi, si verifica una disseminazione più vasta del germe.
Le localizzazioni extrapolmonari quindi, sono quasi sempre il risultato di una disseminazione (che si verifìca molto rapidamente, nel giro di alcune ore), a partire da un focolaio polmonare, attraverso la circolazione sanguigna o linfatica, questa predilezione da parte di Mycobacterium tuberculosis per il tessuto polmonare sembra direttamente correlata alla necessità di ossigeno molecolare per la sua crescita, cioè al fatto di essere aerobio obbligato. Le localizzazioni intestinali sono generalmente secondarie, cioè derivano da lesioni polmonari in seguito all'ingestione di bacilli tubercolari insieme alle secrezioni respiratorie; prima che tosse introdotta la pratica della pastorizzazione del latte erano anche frequenti le forme primarie non polmonari causate dall'ingestione di latte contaminato da Mycobacterium tuberculosis o da Mycobacterium bovis. La diagnosi definitiva di tubercolosi richiede l'isolamento in coltura e l'identificazione di Mycobacterium tuberculosis, mentre un esame batterioscopico positivo per bacilli acido-alcol resistenti fornisce solo una diagnosi presuntiva. E' stata anche dimostrata l'inutilità della prova biologica in cavia, in quanto essa presenta numerosi inconvenienri e, per contro, è estremamente raro che riesca a rivelare casi di tubercolosi non evidenziabili per mezzo dell'esame colturale. Per l'isolamento dell'agente eziologico della tubercolosi polmonare si utilizza l'espettoraro, ma vengono usati anche liquidi di lavaggio gastrico in quanto le secrezioni bronchiali vengono automaticamente inghiottite e quindi lo stomaco può funzionare da deposito per i bacilli tubercolari; tuttavia il materiale gastrico può essere frequentemente contaminato da micobatteri ambientali che si trovano nell'acqua e nel suolo e che possono essere accidentalmente ingeriti coi cibi. Da ogni paziente con sospetta tubercolosi devono essere raccolti diversi campioni (da 3 a 5) di materiale patologico; ciò è necessario perché il numero di bacilli escreti può essere piccolo e inoltre, in molti casi, non tutti i campioni raccolti conterranno i bacilli tubercolari in quanto si può verificare solo un'emissione occasionale di micobatteri. L'Organizzazione Mondiale della Sanità stima che ogni anno si verifichino otto milioni di nuovi casi di tubercolosi con tre milioni di morti.
M. tusciae (da Tuscia, altro nome con cui i Romani designavano l'Etruria, approssimativamente corrispondente all'attuale regione Toscana ed al Lazio settentrionale). Cresce alla temperatura ottimale di 32 °C in circa 4 settimane, mentre a 37°C lo sviluppo è molto scarso e richiede un'incubazione più lunga; è scotocromogeno con colonie pigmentate in giallo carico. E' una specie rappresentata da tre ceppi; mostra correlazioni con Gordonia aichiensis e Mycobacterium farcinogenes (specie non isolata dall'uomo).Il primo ceppo è stato isolato a Firenze da un bambino di sette anni, in terapia corticosteroidea dall'età di tre anni; il paziente presentava un piccolo gonfìore alla guancia sinistra, dolente e cute leggermente arrossata; L'ecografia evidenziò una massa rotondeggiante e a margini regolari aderente ai tessuti cutanei profondi e caratterizzata da una struttura disomogenea con edema; in seguito al trattamento con amoxicillina-acido clavulanico per tre settimane si riscontrò una lieve riduzione della massa, che fu asportata chirurgicamenre sette mesi dopo senza che si verifìcassero recidive: dalla massa linfonodale fu isolato nel 1996 il primo ceppo di Mycobacterium tusciae. Il secondo ceppo fu isolato da acqua di rubinetto, due anni dopo, duranre un'indagine tendente ad appurare l'eventuale presenza di micobatteri nell'acqua potabile: il ceppo fu ritrovato due volte a distanza di parecchie settimane. L'isolarnento avvenne in una cittadina a parecchi chilornetri di distanza dalla città del primo ritrovamento. Il terzo ceppo è stato isolato, più recenremenre, in Svizzera, dall'espettorato di un paziente affetto da fìbrosi cistica, ma a tale isolamento non è stato attribuito un reale significaro clinico. Mycobacterium tusciae è sensibile a claritromicina, rifampicina, rifabutina, ciprofloxacina, sparfloxacina e streptomicina.
M. ulcerans (dal lat. ulcerans: che provoca ulcerazioni). Precedente denominazione: Mycobacterium buruli. Cresce alla temperatura ottimale di 32°C in 28 o più giorni; non è cromogeno. Causa forme croniche e progressive di ulcerazioni cutanee indolenti che possono essere di estensione piccola con leggero indurimcnio o più vasta a margini non netti; le lesioni consistono in una necrosi tissutale che non dimostra risposta infiammatoria. L'affezione si può verificare in qualunque parte del corpo; più frequentemente localizzata agli arti. Le lesioni sono confinate alla pelle in quanto questa specie essendo incapace di moltiplicarsi a temperature superiori ai 33°C, quando infetta l'uomo vi produce lesioni solo dove la temperatura del corpo è più bassa. In molti casi la malattia si risolve spontaneamente con fibrosi della zona colpita, ma lascia notevoli deformità e deturpazioni. Questa affezione è diffusa nelle regioni tropicali (in Africa prende il nome di ulcera di Buruli) e si pensa che avvenga per contaminazione con l'ambiente e non per contagio interumano; tuttavia, nonostante i numerosi tentativi effettuati, non è stato possibile isolare Mycobacterium ulcerans dall'ambiente.
M. vaccae (dal lat. vacca: vacca). Precedente denominazione: Mycobacterium liquefactum. Cresce alla temperatura ottimale di 37°C in circa 5 giorni; è scotocromogeno. E' stato isolato da ghiandole mammarie delle vacche, dal suolo, da acque stagnanti e di fonte, da lesioni cutanee nei bovini. Nell'uomo è stato raramente isolato dall'espettorato ed è ancora da stabilire il suo eventuale ruolo patogeno.
M. wolinskyi (dal nome di E. Wolinsky, per i suoi contributi allo studio dei micobatteri non tubercolari). Comprende ceppi precedentemente inseriti nella specie Mycobacterium smegmatis. Cresce alla temperatura ottimale di 37°C in 2-4 giorni; non è cromogeno. Ha sostenuto casi di cellulite e di osteomi in seguito a ferite traumatiche o chirurgiche (cardiochirurgia e chirurgia plastica); è stato isolato anche da shunt artero-venoso, Mycobacterium wolinskyi è sensibile ad amikacina e sulfametossazolo, intermedio a doxiciclina e ciprofloxacina, resistente a isoniazide, rifampicina e tobramicina; variabile da ceppo a ceppo la sensibilità a ceftmetazolo, celoxitina, cloramfenicolo e claritromicina.
M. xenopi (dal nome di un rospo del genere Xenopus). Precedente denominazione: Mycobacterum littorale. Cresce alla temperatura ottimale di 42°C in 14 o più giorni; è scotocromogeno; isolato originariamente da granulomi cutanei di un rospo africano della specie Xenopus laevus, e talvolta associato nell'uomo con affezioni polmonari croniche e raramente con affezioni renali, più frequentemente viene isolato da varie secrezioni senza che vi sia associata malattia; presente nelle acque, infatti, sembra poter contaminare vari campioni clinici. Recentemente ha prodotto qualche infezione in pazienti affetti da AIDS, comportandosi evidentemente da patogeno opportunista. E' molto sensibile ai classici farmaci anritubercolari.